Farmaci per gli attacchi di panico

FARMACI PER GLI ATTACCHI DI PANICO

Molti pazienti giungono in studio in possesso dei referti consegnati loro successivamente ai diversi accertamenti medici cui si sono sottoposti precedentemente.

Spesso e volentieri riportano una storia clinica molto lunga, una ricerca importante di una diagnosi certa e, quindi, di una cura.

Non solo dei referti, generalmente arrivano dotati anche dei foglietti illustrativi dei farmaci assunti nel corso dei vari anni con la relativa ricetta medica e la prescrizione.

Una costante (almeno nel 90% dei casi) è rappresentata dal fatto che, nello stesso periodo in cui stanno richiedendo la consulenza di psicoterapia, essi stanno seguendo anche un trattamento farmacologico.

La domanda che a questo punto sorge spontanea al paziente è: come mai sto somministrando dei farmaci che secondo il foglietto illustrativo e il medico che me li ha prescritti dovrebbero essere mirati per curare il disturbo di panico, eppure nelle manifestazioni di crisi non si è riscontrato alcun cambiamento e ora sono qui?

Attacchi di panico che, nonostante l’assunzione di prodotti specifici, non risultano migliorati né in livello di intensità né in termini di cadenza d’insorgenza.

Il paziente chiede consulenza ormai rassegnato e scoraggiato dal fallimento della terapia farmacologica, interrogandosi sugli eventuali errori commessi e, addirittura, dubitando circa la realtà del disturbo diagnosticatogli perché – pensa – sbagliando la diagnosi, si sbaglia anche la cura da seguire o, nel peggiore e più estremo dei casi, si chiede se esista per lui una risoluzione oppure se sia condannato a convivere per sempre con quella condizione di malessere psico-fisico.

Il tutto funziona diversamente: bisogna spiegare come il disturbo di panico trovi la sua ragione d’essere nella paura del soggetto in questione e per guarire bisogna trovare il coraggio di combattere e di accantonare il timore del problema e dei suoi sintomi.

Utilizzando una metafora ben emblematica, nel paziente che soffre del disturbo da molti anni, esso si configura come un albero dalle radici ben salde e forti: per la psicoterapia le radici rappresentano le credenze, le opinioni, le valutazioni che il paziente ha sul suo problema.

Nel corso del tempo, infatti, egli si è costruito delle convinzioni personali: ad esempio, può credere che il disturbo di panico possa essere pericoloso per la vita, o che giunga all’improvviso senza una spiegazione, o che non ci sia una risoluzione curativa e non si possa fare nulla per combatterlo, o che quando si manifesta non si possa controllare e si necessiti di aiuto dal pronto soccorso o da una persona cara e fidata.

La cura reale e definitiva del problema di panico consiste nella modificazione del pensiero: la ristrutturazione dei meccanismi cognitivi passa dal riconoscimento degli errori posti in atto dalla propria psiche.

Perciò il farmaco risulta inefficace, perché non può arrivare a cambiare le credenze del paziente.

La psicoterapia, invece, può aiutare a capire dove sia commesso un errore di valutazione per poi procedere a ristrutturarlo in maniera funzionale e oggettiva.

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