Come affrontare l’ansia e risolvere il disturbo

COME AFFRONTARE L’ANSIA (E RISOLVERE IL DISTURBO)

Prima di esporre le tecniche di intervento, occorre specificare il modo in cui intendiamo affrontare il disturbo: se in riferimento all’affrontare della situazione acuta in cui si stanno vivendo condizioni di ansia o di panico con i relativi sintomi fisici, oppure se all’affrontare la cura risolutiva del problema in modo che la sintomatologia venga rimossa in modo completo e definitivo.

Per risolvere una condizione d’ansia nello stato acuto, il suggerimento più importante è di non evitare la situazione che genera preoccupazione e agitazione: ciò perché molti pazienti che soffrono di tale disturbo e/o di attacchi di panico generalmente adottano come strategia l’allontanamento dal luogo o dalla circostanza “minacciosa” riparandosi in una base sicura, al fine di prevenire un’eventuale crisi, o laddove sia possibile, con i sintomi veicolati da perplessità tormentose che hanno prodotto un’ansia anticipatoria rispetto a determinate contingenze (“Che cosa succederà qualora mi trovassi bloccato nel traffico con la mia automobile?”, “Che cosa succederà in pizzeria con gli amici?”), evitano completamente il fronteggiamento della situazione in virtù di questo errore cognitivo scientificamente etichettato come “ragionamento emotivo” (“Dato che mi sento così spaventato/agitato/preoccupato, avrò senz’altro una crisi, per cui è meglio evitare l’appuntamento”).

Così facendo, sia nel caso dell’allontanamento che in quello dell’evitamento diretto, il soggetto avrà sì avvertito un miglioramento della propria condizione psico-fisica, ma sarà giunto ingenuamente alla conclusione autopersuasiva che da quel momento in poi della propria esistenza non avrebbe mai più messo piedi in una pizzeria o in un ufficio postale dove, in precedenza, era stato vittima di un attacco di ansia e di panico. La convinzione del paziente è, dunque, che sia il luogo ad avergli scatenato la crisi e, in quanto causa del problema, eviterà per sempre di frequentarlo ed averne a che fare.

Tuttavia, prendendo in analisi l’argomento di come affrontare l’ansia in maniera efficace, bisogna puntualizzare che la strategia dell’allontanamento e dell’evitamento dei luoghi e delle situazioni è assolutamente sbagliata e controproducente ai fini della guarigione, in quanto va ad alimentare l’importanza del disturbo, ad incrementare la frequenza delle manifestazioni e ad accrescere l’intensità della sintomatologia caratteristica.

Al contrario, andava attuato, con coraggio, un mantenimento o un’esposizione alla circostanza temuta. Queste tecniche avrebbero illuminato la coscienza e la consapevolezza del paziente, il quale si sarebbe accorto che l’intensità dell’ansia sarebbe aumentata gradualmente di livello sino a raggiungerne l’apice col passare dei minuti (è la cosiddetta “Curva di Gauss”), da cui poi cominciare un decremento spontaneo altrettanto progressivo fino al suo completo annullamento. Questo sarebbe stato un punto iniziale di fondamentale importanza nel processo di guarigione del disturbo, in quanto la presa di cognizione che non siano il luogo o la situazione, bensì i pensieri a far scaturire l’ansia, avrebbe permesso di cominciare una ristrutturazione dei meccanismi cognitivi disfunzionali e distorti, modificandoli in maniera positiva.

Per conseguire questa consapevolezza e comprendere il funzionamento degli schemi mentali che si innescano come inganni, il trattamento elettivo per la cura definitiva e completa del disturbo di ansia e di attacchi di panico è la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Si tratta di un approccio scientifico che permette di intervenire direttamente sulla causa del problema (i pensieri) e non sulle conseguenze (i sintomi). Ed è indubbiamente questo il motivo per cui i diversi trattamenti avviati e intrapresi in precedenza non siano risultati utili ed efficaci in alcun modo: vanno curati e cambiati i pensieri.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale insegna delle strategie e delle tecniche di cambiamento: darà la possibilità di identificare l’errore di pensiero posto in essere dal soggetto al fine di ristrutturarlo in modo funzionale alla realtà situazionale.

A tal proposito, è utile introdurre uno strumento fondamentale della terapia cognitivo-comportamentale: il “Modello ABCD”. Si tratta di una tecnica usata per consapevolizzare il paziente di come i suoi pensieri di interpretazione degli eventi che avvengono in una determinata situazione reale o dei ricordi, producano le emozioni di base (gioia, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, disgusto) che prova. È un modello “ABCD” a quattro colonne congiunte da frecce consequenziali, in cui la colonna di “A” sta ad indicare la situazione (“Che cosa è successo?”), la “B” indica i pensieri (“Che cosa ho pensato?”), la “C” indica i sintomi e le espressioni fisiche, ovvero la reazione emotiva (“Come mi sono sentito?”), la “D” indica la condotta (“Che cosa ho fatto?”). Situazione rappresentativa di Modello ABCD:

  1. Mi trovo in pizzeria con gli amici.
  2. Penso che mi sentirò male non appena arriverà la pizza sul tavolo.
  3. Ho paura.
  4. Mi sento male, vado via dalla pizzeria.

Il paziente che si autoalimenta paura è paragonabile a un serpente che si morde la coda: è bene rimarcare il fatto che la reazione emotiva sia una conseguenza diretta dei pensieri del soggetto e non di ciò che è successo, perchè il pensiero è il fulcro di tutto ed è alla base della crisi.

Questa è la trappola mentale che per anni, molto spesso, ha tenuto in ostaggio una persona. Allora la psicoterapia cognitivo-comportamentale si propone efficacemente come cura elettiva del disturbo di ansia e di attacchi di panico.

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