Come si manifesta l’ansia

COME SI MANIFESTA L’ANSIA: COME RICONOSCERE IL DISTURBO

Ciò che il paziente in studio intende sapere sin da subito è se l’agitazione psicomotoria avvertita e i sintomi fisici percepiti (quali la tachicardia e la sudorazione) siano riferibili e riconducibili a quel concetto che comunemente si qualifica come “ansia”.

Per dare risposta a questo quesito, occorre anzitutto operare un distinguo tra ansia funzionale e ansia disfunzionale.

L’ansia funzionale è un meccanismo assolutamente normale e utile e che, in alcuni casi estremi, può anche salvarci la vita. È un meccanismo di allarme che ci preavvisa l’eventualità di un pericolo nell’ambiente rispetto alla situazione presente oppure rispetto a una minaccia futura, fornendoci la possibilità di adottare le strategie migliori per affrontarla. L’ansia vissuta per un appuntamento importante è funzionale, perché implica una preparazione più attenta e accurata a livello mentale, spronandoci ad esempio a organizzare un discorso logico quando andremo a incontrare quella persona o a guardare più spesso il quadrante dell’orologio onde evitare di commettere ritardi.

L’ansia disfunzionale, al contrario, è patologica, in quanto si configura come un meccanismo di allarme costante e generalizzato, non oggettivo, non situazionale e né proporzionale in termini di intensità rispetto alla circostanza che si sta vivendo, perché va a segnalare pericoli immaginari e non reali. Caratteristica di questo disturbo è il suo non arrestarsi al termine dell’esposizione alla situazione avvertita come minaccia, ma continua a manifestarsi ininterrottamente nel tempo compremettendo la serenità e la qualità della vita personale. L’esempio più consueto di ansia disfunzionale è il disturbo di attacchi di panico, col suo corredo sintomatologico: agitazione psicomotoria, tremori, tachicardia, sudorazione, vampate di calore, sensazione e paura di svenire, paura di perdere il controllo sono tutti segnali identificativi dell’ansia.

Nelle fasi iniziali di comparsa del problema la cosa più utile da fare è rivolgersi alla consulenza del proprio medico curante, il quale eventualmente riterrà o meno opportuno indirizzare il paziente da uno specialista. Questo perché, magari, dietro a dei sintomi provati dalla persona si nasconde un altro tipo di disturbo di natura fisica e non psicologica: la tachicardia, ad esempio, che è uno dei sintomi-principe dell’ansia e dell’attacco di panico potrebbe altresì essere il campanello di allarme di un problema cardiaco; allo stesso modo, la sensazione di svenimento o la sudorazione potrebbero segnalare dei problemi ormonali, tiroidei o di pressione arteriosa troppo alta o troppo bassa.

Sarà competenza del medico specialista stabilire se quella persona stia funzionando in maniera corretta dal punto di vista organico: una volta esclusa la condizione medica si potrà diagnosticare con certezza che le manifestazioni fisiche provate siano legate alla sfera psicologica dell’ansia.

Il paziente che da anni (anche da 10, 15, 20 anni, come viene raccontato in studio) convive con il disturbo appare rassegnato e convinto della cronicità della sua condizione, il che è una credenza completamente sbagliata.

Appurata, dunque, la matrice psicologica del disturbo, si può avviare serenamente il processo di guarigione attraverso il trattamento di risoluzione e di cura elettivo, ovvero quello psicoterapico cognitivo-comportamentale.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è l’approccio migliore quando bisogna fronteggiare i disturbi di ansia e di attacchi di panico perché va ad intervenire su quelle che sono le cause reali che innescano lo scatenamento dei problemi.

In studio i tanti pazienti che raccontano lunghe storie di consulenze specialistiche e di trattamenti farmacologici senza, però, ottenere alcun beneficio o riscontro in termini di miglioramento della condizione, sono esempi tangibili di coloro che sono andati a intervenire sul sintomo, che non è la causa, bensì la conseguenza. Intervenendo sulla conseguenza senza rimuoverne la causa, il problema continuerà a persistere nel tempo.

La causa reale dell’ansia e del panico sono i pensieri che il soggetto compie in relazione a determinate circostanze: non è, pertanto, né la situazione a scatenare l’apparizione della sintomatologia fisica avvertita, né tanto meno le manifestazioni fisiche a causare l’origine della paura provata.

Bisogna combattere gli errori di pensieri che, in quanto tali, sono compiuti dal singolo: il paziente è l’unico tra centinaia di persona a innescare dei meccanismi mentali disfunzionali e distorti rispetto a un luogo o a una situazione, perché, qualora tutti avessero il suo medesimo pensiero, quei luoghi o quelle situazioni risulterebbero rispettivamente non frequentati e non vissute.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale insegna delle tecniche e delle strategie di cambiamento a partire dal riconoscimento di questi errori cognitivi e dalla spiegazione della loro disfunzionalità al fine di ristrutturarli e riadattarli alla normalità.

Lo specialistà fornirà al paziente le dovute osservazioni circa la negatività della strategia adottata sino ad allora, cioè l’evitamento della situazione: un aspetto che, purtroppo, non ha fatto altro che ingigantire la preponderanza del disturbo, condannando la persona ad essere prigioniero di una convinzione del tutto erronea che ne ha compromesso la serenità quotidiana. Ma è una condizione assolutamente risolvibile.

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