La paura prima di un rapporto sessuale (ansia da prestazione): quali sono le cause e come risolvere

LA PAURA PRIMA DI UN RAPPORTO SESSUALE (ANSIA DA PRESTAZIONE): QUALI SONO LE CAUSE E COME SUPERARE

Una delle cause (e delle conseguenze) della paura relativa all’approccio sessuale riguarda l’incresciosa possibilità di non essere in grado di produrre l’erezione. Si può affermare, infatti, che la paura non concerne tanto l’incontro sessuale in sé, bensì il fatto di potersi ritrovare vittima di un’erezione mancata prima del rapporto o persa durante l’atto penetrativo. Nella maggior parte dei casi, comunque, questo stato emotivo si collega all’incapacità di avere un’erezione sufficiente ad avviare una performance.

Questo della disfunzione erettile è un fatto frequente nel discorso dell’ansia da prestazione sessuale ed è per questo un problema non di natura fisica, ma psicologica. A tal proposito, la cartina di tornasole per comprendere se il problema si possa qualificare come tale è data da quella particolare dinamica, riferita da ogni paziente, in cui l’erezione è assolutamente raggiungibile, con una buona consistenza e durata, quand’egli è da solo, lontano da una situazione in cui gli sarebbe richiesto di consumare un rapporto con la propria partner. Ci si riferisce alle erezioni spontanee notturne tipiche della fase REM o a quelle del risveglio mattutino, o ancora alla pratica masturbatoria di autoerotismo: in queste circostanze il paziente non deve dar conto ad altri della propria performance, non ha paura di alcun tipo di fallimento, è sereno ed è per questo in grado di eccitarsi e di produrre l’erezione in modo normale.

Il paziente che riferisce di avvertire una scorretta funzionalità erettile nel momento esclusivo ed effettivo in cui si approccia all’incontro intimo con la propria donna è pervaso, senza alcun dubbio, da questa particolare tipologia di ansia, che può essere risolta mediante un trattamento psicologico e non farmacologico (come nei casi di disfunzionalità organica).

Si tratta di un circolo vizioso instauratosi nella mente dell’individuo, il quale ha diversi timori che lo tormentano: non essere in grado di produrre l’erezione, perdere l’erezione durante la penetrazione, non riuscire a mantenere l’erezione per un tempo sufficientemente adeguato a garantire l’appagamento reciproco di entrambi i partner. A queste paure primarie, se ne innescano delle altre che potremmo definire secondarie, quali: il giudizio negativo della propria compagna qualora non si riuscisse a consumare un rapporto sessuale, la possibilità che il rapporto d’amore con la partner si possa incrinare qualora non si fosse in grado di risolvere il problema, la paura che la propria donna si stanchi della situazione e che possa etichettarlo come poco virile e interessante.

Generalmente succede che, di pari passo all’alimentazione delle paure e alla conseguente disfunzionalità erettile, si verifichi un calo drastico del desiderio sessuale: questo è un aspetto piuttosto logico se si va ad analizzare la psiche di un individuo che si sente inadeguato e inefficace a condurre un rapporto sessuale e che, per tali motivi, prova un’accresciuta paura di doversi confrontare con l’ennesimo episodio di fallimento. In realtà il paziente continua a desiderare di vivere un incontro intimo adeguato e ad essere attratto dalla fisicità della propria partner, però il turbamento di un’eventuale nuova defaillance lo induce ad applicare una strategia autoprotettiva di evitamento della situazione e di tutte quelle circostanze che potrebbero sfociare in una richiesta di prestazione sessuale al fine di non soffrire.

Questa strategia è sbagliata e non fa altro che incrementare il disturbo della disfunzionalità erettile, ma soprattutto andrà a radicare ancor più in profondità nella mente dell’individuo la concezione autosqualificante di essere un fallimento, di non essere adatto al sesso e di dare per valida questa forma di evitamento. Così facendo si aggiungono paure ulteriori a paure già temute: il paziente che evita e non fronteggia il problema, produce l’effetto opposto di quanto s’immagina, ossia amplifica l’ansia da prestazione in modo sempre più intenso e frequente.

In questi casi la soluzione è fornita da un trattamento di approccio psicologico che aiuta il soggetto a comprendere i propri schemi cognitivi errati rispetto alla situazione temuta, alla concezione propria e agli autoetichettamenti squalificanti di sé, pensandosi incompleto, incapace e impotente a condurre un atto sessuale soddisfacente. Sono tutti errori di pensiero che alimentano la paura di fallire, che a sua volta andrà a incidere negativamente sul grado di eccitazione, la quale è condizione fondamentale per la produzione di un’adeguata erezione. L’erezione, infatti, è un atto spontaneo e naturale, pertanto incontrollabile dalla volontarietà mentale dell’uomo: al contrario, tanto più si desidera di avere l’erezione o si temono le conseguenze di una sua mancanza, tanto più è probabile che essa non si produca.

Il punto di partenza della guarigione deve essere un’autoanalisi e una ristrutturazione di questi meccanismi mentali assolutamente sbagliati: un valido aiuto, in questo senso, è dato dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale, con cui il terapeuta fornirà strategie e tecniche utili per individuare e correggere i pensieri distorti alla base del problema di disfunzionalità erettile.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

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