Perdere l’erezione durante il rapporto: le cause e come risolvere

PERDERE L’EREZIONE DURANTE IL RAPPORTO SESSUALE: CAUSE E RIMEDI

La perdita dell’erezione durante il rapporto sessuale è un problema piuttosto diffuso tra gli uomini ed è per questo un tema particolarmente richiesto da affrontare.

È un fatto clinico comune il racconto di pazienti che riferiscono di perdere la funzionalità erettile durante il rapporto intimo, ma è altrettanto frequente il caso di soggetti che raccontano di perdere l’erezione preliminarmente al rapporto, prima di avviare l’atto penetrativo.

Nella maggior parte delle situazioni, il disturbo erettile è strettamente connesso ad un fattore psicologico, ossia all’ansia da prestazione sessuale, la quale si esprime attraverso degli inganni mentali. In pratica, il paziente nel corso della penetrazione, anziché godersi il piacere e il godimento che dovrebbero scaturirne, inizia a interrogarsi sulla propria performance sessuale, più nello specifico comincia a chiedersi se di lì a breve perderà l’erezione o a riflettere su pensieri di autoindagine relativi alla qualità della propria erezione, focalizzando tutta l’attenzione in maniera esclusiva sull’osservazione del proprio pene.

Questa dinamica è estremamente pericolosa quanto sufficiente a provocare la perdita della funzionalità erettile: nel momento in cui il soggetto si pone il quesito se la consistenza del proprio organo sia più o meno buona, già inconsciamente tende ad autoalimentarsi la paura che possa conseguire un fallimento nella prestazione a causa dell’afflosciamento improvviso dello stesso. A questa paura segue la preoccupazione delle conseguenze che ne scaturirebbero: il cattivo giudizio da parte della donna e i pensieri autosqualificanti sul proprio conto. In altre parole, il paziente incappa nell’errore cognitivo della catastrofizzazione.

Pertanto, se a livello mentale si instaurano tali pensieri, la conseguenza fisica sarà quella temuta: la perdita dell’erezione. La condizione ideale per conseguire un atto sessuale corretto e soddisfacente è quella di garantire la giusta eccitazione, evitando di alimentare schemi mentali altamente negativi e squalificanti sulla performance. La persona che non riesce a eccitarsi o perde l’eccitazione produrrà una mancata erezione o la sua perdita durante l’incontro sessuale.

In un rapporto sessuale in cui l’uomo focalizza l’attenzione sulla qualità della propria erezione, l’emozione dominante non è affatto l’eccitazione, bensì la preoccupazione: finchè avrà ansia relativa alla propria performance, in parallelo si verificherà un calo del grado di eccitazione e, di conseguenza, una più che plausibile perdita dell’erezione.

Le strategie per risolvere questo problema riguardano il trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale, il cui approccio consente di capire innanzitutto come il pensiero si collega strettamente all’emozione e di comprendere come le condizioni di tristezza e/o paura provocano la mancanza o la perdita dell’erezione.

Il primo passaggio consigliato è quello di effettuare autoanalisi per andare a individuare i pensieri disfunzionali che alimentano determinati stati emotivi e che si sono posseduti in mente nel corso di esperienze sessuali pregresse culminate in un fallimento.

Se questa strategia autonoma non fosse sufficiente, la soluzione migliore sarebbe quella di affidarsi a un professionista. Lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, infatti, fornisce spiegazioni scientifiche adeguate sui nessi che intercorrono tra la psiche umana e il proprio corpo, tra i pensieri e le emozioni che ne scaturiscano. Fornisce, inoltre, il quadro completo di quelli che sono i modi in cui la mente umana può sbagliare. Si tratta complessivamente di dodici categorie di errori cognitivi, di cui i più comuni in circostanze di disfunzionalità erettile sono:

  • Ipergeneralizzazione: uno specifico evento è visto come essere caratteristica di vita in generale piuttosto che come essere un evento fra tanti: è fare di tutta l’erba un fascio. Il paziente potrebbe pensare: “Dato che mi è gia successo di non produrre l’erezione/di perdere l’erezione, mi ricapiterà nuovamente”.
  • Ragionamento emotivo: considerare le reazioni emotive come reazioni strettamente attendibili della situazione reale. Ad esempio, decidere che siccome ci si sente sfiduciati, la situazione è senza speranza. Il paziente potrebbe pensare: “Dato che mi sento così intimidito/spaventato/triste/ansioso, allora è vero che nemmeno questa volta riuscirò ad avere un’erezione/a non perdere l’erezione”.
  • Riferimento al destino: l’individuo reagisce come se le proprie aspettative negative sugli eventi futuri siano fatti stabiliti, ovvero sa già che succederà una certa cosa o che una certa cosa andrà male. Il paziente potrebbe pensare: “Ormai sarà sempre così: lo so già che non riuscirò ad avere mai più l’erezione/a non perdere più l’erezione”.
  • Catastrofizzazione: gli eventi negativi che possono capitare sono trattati come intollerabili catastrofi piuttosto che essere visti nella giusta prospettiva. Il paziente, in questo contesto, potrebbe generare pensieri del tipo: “È gravissimo non riuscire a produrre l’erezione/È gravissimo perdere l’erezione”.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale mette a disposizione del paziente gli strumenti adeguati a cogliere il fatto che quanto capita è una conseguenza diretta dei pensieri disfunzionali che fa e che gli producono ansia e preoccupazione: pertanto va curato e ristrutturato lo schema cognitivo.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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