Come fare per non perdere l’erezione

COSA FARE PER NON PERDERE L’EREZIONE

L’errore più comune dei pazienti con difficoltà erettile è rappresentato dal desiderio ossessivo di ricercare l’erezione stessa. Ciò significa che l’individuo vada a cercare di produrla come fatto assolutamente necessario, sospinto dall’ansia anticipatoria di non essere in grado di farlo in prossimità dell’atto sessuale.

Bisogna puntualizzare, a differenza di quanto si possa credere, che l’erezione non può essere controllata dalla volontà della propria mente o dal proprio desiderio “agitato”: un atteggiamento del genere non può far altro che produrre l’effetto contrario, ossia la mancata produzione della stessa. L’erezione è certamente controllata a livello di sistema nervoso centrale, ma è assolutamente un meccanismo spontaneo che risponde all’eccitazione immaginativa, preliminare o contemporanea all’atto sessuale. Finchè sarà una ricerca e una richiesta che sottintende la paura di non produrla, persisterà la difficoltà erettile.

La paura è uno stato emotivo pericoloso se interviene in sede di un incontro intimo: è un’emozione in grado di provocare la defaillance. È una dinamica che, a lungo andare, indurrà il paziente ad avvertire un calo significativo del desiderio sessuale che andrà a influire in modo del tutto negativo sull’erezione stessa. Non è una conseguenza di una ridotta attrazione fisica per la partner o di una reale diminuzione della voglia di consumare un rapporto, ma nella maggior parte dei casi è frutto di un accumulo di esperienze pregresse di fallimento: fatto che porterà a connotare l’atto sessuale quale ulteriore momento di rivivere una nuova defaillance. Si tratta fondamentalmente di una strategia di autoprotezione relativamente alla possibilità di fallire per l’ennesima volta e alle varie conseguenze che ne deriverebbero: autosqualificazione di sé, cattivo giudizio da parte della partner, umiliazione.

Questo meccanismo di paura da cui deriva l’immaginazione di quel che potrà avvenire durante il rapporto sessuale si instaura in quei pazienti che hanno già vissuto situazioni umilianti: tutta la questione ruota attorno alla cattiva interpretazione di quelle che sono state le cause scatenanti della difficoltà erettile.

In molti casi il soggetto immagina di avere dei problemi di carattere fisico, raccontando in studio di aver fatto uso di farmaci vasodilatatori (viagra, cialis, levitra, ecc…) che, magari, in un primo momento hanno dimostrato una certa dose di validità, ma che ben presto hanno smesso di apportare dei benefici. Ciò accade perché il problema erettile non è legato ad una disfunzione d’organo che può essere curata dal farmaco, bensì all’ansia da prestazione sessuale scaturita dalla paura di poter avere un incontro sessuale e dalla preoccupazione di non essere in grado di completarlo a causa di una mancata produzione dell’erezione. Ansia, preoccupazione, paura e agitazione sono tutte emozioni che inibiscono sinergicamente l’eccitazione e, dunque, la produzione spontanea dell’erezione, ossia quella non surrogata dalla meccanicità d’azione dei vasodilatatori.

Se l’eccitazione non si presenta o ha difficoltà a farlo perché turbata dalla paura di non riuscire o di fare brutta figura, l’effetto immediato è la complessità a lasciarsi coinvolgere dall’incontro intimo con la propria partner: i pensieri non sono rivolti al piacere e al godimento che ne deriverebbero, ma sono focalizzati sul timore di fallire.

In queste situazioni viene consigliato ai pazienti di andare a riconoscere gli errori di pensiero che vengono posti in essere nella propria mente rispetto all’approssimarsi di un incontro sessuale con la propria donna o alla possibilità di viverlo, relativamente alla propria performance e alla considerazione di sé in termini di adeguatezza e capacità. È questo il primo passo per riconoscere le paure sottostanti che spesso sono conseguenza non di una condizione reale, bensì di una o più distorsioni cognitive.

L’ansia anticipatoria è strettamente connesso a una categoria d’errore estremamente frequente in questi casi, ossia l’ipergeneralizzazione, secondo cui uno specifico evento è visto come essere caratteristica di vita in generale piuttosto che come essere un evento fra tanti: è fare di tutta l’erba un fascio. Pensieri tipici sono i seguenti: “Dato che non sono riuscito ad avere l’erezione una volta, mi ricapiterà di nuovo” oppure “Dato che non sono riuscito a completare un rapporto sessuale, allora la prossima occasione andrà allo stesso modo”. Così va prepotentemente a confluire un’altra categoria di errore di pensiero, la catastrofizzazione: gli eventi negativi che possono capitare sono trattati come intollerabili catastrofi piuttosto che essere visti nella giusta prospettiva. Un pensiero catastrofico è: “Se non riuscissi a produrre o mantenere l’erezione, sarebbe un fatto terribile e poi chissà la mia partner cosa penserebbe di me e che fine farebbe la nostra storia”.  

Tutti questi non sono altro che inganni della mente che una psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutare a individuare e ristrutturare, fornendo gli strumenti utili e propedeutici alla risoluzione graduale fino alla remissione totale del disturbo erettile.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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