Ansia: la cura

LA CURA DELL’ANSIA: IL PERCORSO VERSO LA LIBERTÀ DEFINITIVA

Articolo a cura del Dott. Pierpaolo Casto Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale

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INTRODUZIONE: OLTRE LA SOPRAVVIVENZA, VERSO LA GUARIGIONE

Quando l’ansia diventa una presenza costante nella propria vita, quando ogni giorno è caratterizzato da preoccupazioni eccessive, tensione fisica incessante e paura di situazioni che dovrebbero essere neutre, la domanda che sorge spontanea è: “Come posso liberarmi da questa prigione?”. La buona notizia, supportata da decenni di ricerca scientifica e da migliaia di casi clinici di successo, è che l’ansia si può curare definitivamente.

Ma cosa significa realmente “curare” l’ansia? Non si tratta semplicemente di eliminare temporaneamente i sintomi attraverso farmaci o tecniche di rilassamento, pur utili in determinati contesti. La vera cura dell’ansia consiste nel modificare profondamente i meccanismi psicologici che la generano e la mantengono nel tempo: i pensieri disfunzionali, le credenze irrazionali, i comportamenti di evitamento e le strategie di coping inefficaci.

In questo articolo approfondiremo il trattamento dell’ansia secondo l’approccio cognitivo-comportamentale, considerato oggi dalla comunità scientifica internazionale il “gold standard” per la cura dei disturbi d’ansia. Analizzeremo non solo le tecniche e le strategie terapeutiche, ma soprattutto la logica psicologica che le sottende, perché comprendere il “perché” di un intervento è altrettanto importante quanto il “come”.

LA NATURA CURABILE DELL’ANSIA: PERCHÉ LA GUARIGIONE È POSSIBILE

Prima di addentrarci nelle modalità di cura, è fondamentale comprendere un principio essenziale: l’ansia patologica è un disturbo appreso, e ciò che è stato appreso può essere disimparato. Questo concetto è alla base dell’ottimismo terapeutico della psicoterapia cognitivo-comportamentale.

L’ansia non è una condizione geneticamente determinata e immutabile. È piuttosto il risultato di un complesso processo di apprendimento che coinvolge:

  1. Condizionamento: associazioni apprese tra stimoli neutri e risposte di paura
  2. Rinforzo negativo: l’evitamento che elimina temporaneamente l’ansia, ma la rinforza nel lungo termine
  3. Schemi cognitivi disfunzionali: modi di pensare e interpretare la realtà che mantengono lo stato ansioso
  4. Comportamenti di sicurezza: strategie che sembrano proteggere, ma in realtà perpetuano il disturbo

Se l’ansia è stata “imparata” attraverso esperienze, interpretazioni e comportamenti, allora può essere “disimparata” attraverso nuove esperienze, nuove interpretazioni e nuovi comportamenti. Questa è la promessa scientificamente validata della terapia cognitivo-comportamentale.

LA PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE: IL TRATTAMENTO D’ELEZIONE

La Terapia Cognitivo-Comportamentale, abbreviata in TCC, rappresenta oggi il trattamento più efficace per i disturbi d’ansia, con un’efficacia dimostrata da centinaia di studi scientifici controllati. Ma cosa rende questo approccio così efficace?

IL MODELLO COGNITIVO DELL’ANSIA

La TCC si basa su un principio fondamentale: non sono gli eventi in sé a causare l’ansia, ma il modo in cui li interpretiamo e valutiamo. Due persone possono trovarsi nella stessa situazione e reagire in modo completamente diverso, proprio perché la loro interpretazione della situazione è differente.

Prendiamo un esempio concreto: due persone devono tenere una presentazione in pubblico. La prima pensa: “Questa è un’opportunità per condividere le mie competenze, se faccio qualche errore non è la fine del mondo”. La seconda pensa: “Tutti mi giudicheranno negativamente, se sbaglio sarà un disastro totale, dimostrerò di essere inadeguato”. È evidente che la seconda persona sperimenterà un livello di ansia molto più elevato, non perché la situazione oggettiva sia diversa, ma perché la sua interpretazione è catastrofica.

Questo semplice esempio illustra il nucleo della terapia cognitiva: modificando le interpretazioni disfunzionali, possiamo modificare le emozioni e i comportamenti che ne derivano.

LE FASI DELLA CURA DELL’ANSIA ATTRAVERSO LA TCC

FASE 1: LA VALUTAZIONE E LA CONCETTUALIZZAZIONE DEL CASO

Ogni percorso terapeutico efficace inizia con una valutazione accurata. Non esiste una “ansia generica”, ma ogni persona presenta una configurazione unica di sintomi, pensieri, credenze e comportamenti. Il terapeuta cognitivo-comportamentale dedica le prime sedute a:

Identificare i sintomi specifici: quali manifestazioni fisiche, cognitive, emotive e comportamentali caratterizzano l’ansia del paziente Ricostruire la storia del disturbo: quando è iniziato, quali sono stati gli eventi scatenanti, come si è evoluto nel tempo Analizzare le situazioni temute: quali contesti, persone o eventi generano ansia Identificare i pensieri automatici: quali pensieri attraversano la mente del paziente nelle situazioni ansiogene Mappare i comportamenti: quali strategie di evitamento o di sicurezza vengono messe in atto Comprendere le credenze di base: quali convinzioni profonde su se stessi, gli altri e il mondo sostengono l’ansia

Questa fase è cruciale perché permette di costruire un modello individualizzato del disturbo, una sorta di “mappa psicologica” che guiderà tutto il percorso terapeutico. Il paziente non è un contenitore passivo di tecniche standardizzate, ma un protagonista attivo che impara a comprendere la logica del proprio disturbo.

FASE 2: LA PSICOEDUCAZIONE E LA NORMALIZZAZIONE

Un elemento spesso sottovalutato, ma fondamentale nella cura dell’ansia, è la psicoeducazione: spiegare al paziente cosa è l’ansia, come funziona, perché si manifesta con certi sintomi, quali sono i meccanismi che la mantengono.

Molti pazienti arrivano in terapia con interpretazioni catastrofiche dei propri sintomi: credono di essere sul punto di avere un infarto quando hanno palpitazioni, temono di impazzire quando sperimentano derealizzazione, pensano di essere gli unici a soffrire così intensamente. La psicoeducazione ha un effetto terapeutico immediato perché:

Normalizza l’esperienza: il paziente scopre che i suoi sintomi sono comuni e comprensibili Demistifica la paura: comprendere che le palpitazioni sono una risposta fisiologica all’attivazione ansiosa, non un segnale di malattia cardiaca, riduce immediatamente la paura Fornisce una cornice di senso: l’ansia non è più un fenomeno inspiegabile e incontrollabile, ma un processo che segue una logica precisa

Il terapeuta spiega il modello del “circolo vizioso dell’ansia”: come i pensieri catastrofici generano ansia, come l’ansia produce sintomi fisici, come questi sintomi vengono interpretati come conferma del pericolo, come questa interpretazione alimenta ulteriore ansia. Comprendere questo meccanismo è il primo passo per spezzarlo.

FASE 3: LA RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA

Il cuore della terapia cognitiva è la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali. Questa fase richiede un lavoro paziente e sistematico per:

Identificare i pensieri automatici negativi: il terapeuta insegna al paziente a diventare un “osservatore” dei propri pensieri, a catturare quei pensieri rapidi e spesso inconsapevoli che attraversano la mente nelle situazioni ansiogene

Esaminare le evidenze: per ogni pensiero ansioso, paziente e terapeuta analizzano insieme: “Quali sono le prove a favore di questo pensiero? Quali sono le prove contrarie? Sto considerando tutti i fatti o solo quelli che confermano la mia paura?”

Identificare le distorsioni cognitive: il paziente impara a riconoscere i tipici errori di pensiero che caratterizzano l’ansia, come la catastrofizzazione (“Succederà sicuramente la cosa peggiore”), la generalizzazione eccessiva (“Se è successo una volta, succederà sempre”), il ragionamento emotivo (“Mi sento ansioso, quindi ci deve essere un pericolo reale”), la lettura del pensiero (“So che tutti mi giudicano negativamente”)

Sviluppare pensieri alternativi più realistici e funzionali: non si tratta di sostituire pensieri negativi con pensieri positivi irrealistici, ma di sviluppare interpretazioni più equilibrate, basate sui fatti piuttosto che sulle paure

Questa ristrutturazione cognitiva non è un processo superficiale di “pensiero positivo”. È un lavoro profondo di modifica degli schemi interpretativi che guidano automaticamente la percezione della realtà. Il paziente impara gradualmente a diventare il proprio terapeuta, applicando autonomamente le tecniche di ristrutturazione ogni volta che emergono pensieri ansiosi.

FASE 4: L’ESPOSIZIONE GRADUATA

Se la ristrutturazione cognitiva modifica il “software” mentale, l’esposizione modifica l'”hardware” comportamentale. L’esposizione è probabilmente la componente più potente e trasformativa della terapia cognitivo-comportamentale per l’ansia.

Il principio alla base dell’esposizione è semplice ma profondo: l’unico modo per superare la paura è affrontarla. L’evitamento, per quanto fornisca un sollievo immediato, è il principale fattore che mantiene l’ansia nel tempo. Ogni volta che evitiamo una situazione temuta, inviamo al nostro cervello il messaggio: “Avevo ragione ad avere paura, quella situazione è davvero pericolosa”.

L’esposizione consiste nel confrontarsi gradualmente e sistematicamente con le situazioni, gli oggetti, i luoghi o le sensazioni temute, rimanendo nella situazione abbastanza a lungo da permettere che l’ansia diminuisca naturalmente. Questo processo, chiamato “estinzione”, insegna al cervello che:

La situazione temuta non è realmente pericolosa L’ansia, per quanto intensa, raggiunge un picco e poi diminuisce naturalmente, anche senza evitare Si possono tollerare sensazioni spiacevoli senza che accada nulla di catastrofico

L’esposizione viene pianificata in modo graduato, costruendo una “gerarchia di paure”: si parte dalle situazioni che generano ansia lieve o moderata e si procede gradualmente verso quelle più temute. Ogni esposizione è preceduta da una preparazione cognitiva e seguita da un’analisi dell’esperienza.

È fondamentale sottolineare che l’esposizione non è una forma di “terapia d’urto” o di forzatura. È un processo collaborativo, rispettoso dei tempi del paziente, in cui ogni passo viene concordato e preparato. L’obiettivo non è eliminare completamente l’ansia, ma imparare che si può affrontare e gestire.

FASE 5: L’ELIMINAZIONE DEI COMPORTAMENTI DI SICUREZZA

Parallelamente all’esposizione, è necessario identificare ed eliminare i cosiddetti “comportamenti di sicurezza”: quelle strategie sottili che la persona mette in atto per sentirsi più protetta, ma che in realtà mantengono il disturbo.

Esempi di comportamenti di sicurezza includono:

Portare sempre con sé ansiolitici “per sicurezza”, anche se non li si usa Essere sempre accompagnati da qualcuno nelle situazioni temute Controllare ripetutamente le proprie sensazioni fisiche Evitare di guardare le persone negli occhi durante conversazioni Preparare ossessivamente ogni dettaglio prima di affrontare una situazione

Questi comportamenti sembrano ridurre l’ansia, ma in realtà comunicano al cervello che senza di essi accadrebbe qualcosa di terribile. L’eliminazione graduale dei comportamenti di sicurezza è essenziale per una guarigione completa.

FASE 6: LA GESTIONE DELLE RICADUTE E IL MANTENIMENTO DEI RISULTATI

La fase finale della terapia è dedicata a consolidare i risultati ottenuti e a prevenire le ricadute. Il paziente ha imparato nuovi modi di pensare e di comportarsi, ma è importante che questi diventino automatici e che sappia come gestire eventuali momenti di difficoltà futuri.

In questa fase si lavora su:

Identificazione dei segnali precoci di ricaduta: quali pensieri o comportamenti potrebbero indicare che l’ansia sta ritornando Piano di intervento precoce: cosa fare ai primi segnali per interrompere un possibile ricaduta Normalizzazione delle fluttuazioni: comprendere che avere occasionalmente un giorno difficile non significa che il disturbo è tornato Consolidamento dell’identità di “ex-paziente”: la persona impara a vedersi non più come “una persona ansiosa”, ma come qualcuno che ha imparato a gestire l’ansia

TECNICHE SPECIFICHE NELLA CURA DELL’ANSIA

Oltre al percorso strutturato descritto, la TCC utilizza diverse tecniche specifiche che si sono dimostrate particolarmente efficaci:

IL DIALOGO SOCRATICO

Il terapeuta non dice al paziente cosa pensare, ma attraverso domande mirate aiuta il paziente a scoprire da solo le incongruenze nei propri pensieri ansiosi. Domande come: “Quali sono le prove di questo pensiero?”, “C’è un modo alternativo di vedere la situazione?”, “Cosa diresti a un amico che avesse questo pensiero?”, “Qual è la cosa peggiore che potrebbe realmente accadere, e come potresti affrontarla?”.

Questo metodo è potente perché le conclusioni raggiunte autonomamente hanno un impatto molto maggiore di quelle semplicemente “insegnate” dal terapeuta.

GLI ESPERIMENTI COMPORTAMENTALI

Anziché semplicemente discutere se un pensiero è realistico, il terapeuta propone di “testarlo” attraverso piccoli esperimenti. Ad esempio, se un paziente è convinto che “se vado al supermercato avrò sicuramente un attacco di panico e dovrò scappare”, l’esperimento potrebbe essere andare al supermercato per un tempo breve e verificare cosa accade realmente.

Questi esperimenti forniscono evidenze concrete che contraddicono le credenze ansiose, e sono molto più convincenti di qualsiasi argomentazione logica.

L’ESPOSIZIONE ENTEROCETTIVA

Per chi teme le sensazioni fisiche dell’ansia (palpitazioni, vertigini, sensazione di soffocamento), si utilizza l’esposizione enterocettiva: si inducono volontariamente queste sensazioni in un contesto sicuro, per imparare che non sono pericolose. Ad esempio, si può indurre tachicardia correndo sul posto, o vertigini ruotando su se stessi.

Questa tecnica è particolarmente efficace per chi sviluppa “paura della paura”, ovvero ansia sui sintomi stessi dell’ansia.

IL TRAINING DI RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

Sebbene il respiro non sia la causa dell’ansia, l’iperventilazione può amplificare i sintomi. Imparare a respirare in modo diaframmatico, lento e regolare, fornisce uno strumento pratico per gestire l’attivazione fisiologica nei momenti di picco ansioso.

È importante precisare che questa tecnica non sostituisce il lavoro cognitivo e comportamentale, ma lo integra come strumento di gestione.

IL RILASSAMENTO MUSCOLARE PROGRESSIVO

La tensione muscolare cronica è sia una conseguenza che una causa di mantenimento dell’ansia. Il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson insegna a riconoscere la differenza tra tensione e rilassamento muscolare e a indurre volontariamente il rilassamento.

LA MINDFULNESS E L’ACCETTAZIONE

Gli approcci più recenti della terapia cognitivo-comportamentale, come l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy), integrano elementi di mindfulness: imparare ad osservare i propri pensieri e le proprie emozioni senza giudicarli, senza cercare di controllarli o eliminarli, ma accettandoli come parte dell’esperienza umana.

Questo approccio è particolarmente utile per chi ha sviluppato una “lotta” contro l’ansia che paradossalmente l’alimenta.

IL RUOLO DEI FARMACI NELLA CURA DELL’ANSIA

Una domanda frequente riguarda il ruolo dei farmaci nel trattamento dell’ansia. La risposta non è univoca e dipende dalla gravità del disturbo e dalle caratteristiche del paziente.

I farmaci ansiolitici (benzodiazepine) e antidepressivi (SSRI, SNRI) possono essere utili in determinate situazioni:

Quando l’ansia è così intensa da rendere impossibile iniziare un lavoro psicoterapeutico Come supporto temporaneo nelle fasi iniziali della terapia In casi di disturbi d’ansia severi con comorbidità depressiva

Tuttavia, è fondamentale comprendere che i farmaci:

Agiscono sui sintomi, non sulle cause psicologiche del disturbo Forniscono un sollievo temporaneo che scompare alla sospensione Non insegnano nuove strategie di coping Possono creare dipendenza (nel caso delle benzodiazepine) Non modificano i pensieri disfunzionali e i comportamenti di evitamento

Per questo motivo, l’approccio ottimale è spesso una combinazione iniziale di farmaci e psicoterapia, con progressiva riduzione dei farmaci man mano che il paziente acquisisce competenze psicologiche per gestire autonomamente l’ansia.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, a differenza dei farmaci, fornisce strumenti che il paziente mantiene per tutta la vita, riducendo significativamente il rischio di ricadute. Gli studi a lungo termine mostrano che i pazienti trattati con TCC mantengono i miglioramenti anche anni dopo la fine della terapia, mentre chi si affida esclusivamente ai farmaci tende a ricadere alla loro sospensione.

QUANTO DURA LA CURA DELL’ANSIA

Una domanda legittima che ogni paziente si pone è: “Quanto tempo ci vorrà per guarire?”. La risposta dipende da diversi fattori:

La severità e la durata del disturbo: un’ansia recente e circoscritta richiede meno tempo di un disturbo cronico e pervasivo La motivazione e l’impegno del paziente: la terapia richiede lavoro anche fuori dalle sedute La presenza di altri disturbi: comorbidità con depressione, altri disturbi d’ansia o problematiche di personalità possono richiedere un percorso più lungo La qualità della relazione terapeutica: un’alleanza forte accelera il processo

In generale, la TCC per i disturbi d’ansia è una terapia breve-focale: tipicamente si parla di 12-20 sedute settimanali o bisettimanali. Questo non significa che in questo tempo si “risolva tutto”, ma che in questo arco temporale si acquisiscono gli strumenti fondamentali e si vedono miglioramenti significativi.

È importante avere aspettative realistiche: la guarigione dall’ansia non è un processo lineare. Ci saranno momenti di rapido miglioramento e momenti di apparente stallo o piccoli passi indietro. Questi ultimi non sono fallimenti, ma occasioni per rafforzare le competenze acquisite.

L’IMPORTANZA DELLA SCELTA DEL TERAPEUTA

Non tutti i terapeuti sono uguali, e non tutte le psicoterapie sono ugualmente efficaci per l’ansia. Quando si cerca aiuto per un disturbo d’ansia, è fondamentale scegliere uno psicoterapeuta specializzato in disturbi d’ansia e formato specificamente in terapia cognitivo-comportamentale.

La formazione in TCC richiede anni di studio post-lauream e una supervisione continua. Un terapeuta cognitivo-comportamentale competente:

Ha una formazione specifica post-universitaria in TCC Ha esperienza clinica documentata nel trattamento dei disturbi d’ansia Utilizza un approccio strutturato e basato su evidenze scientifiche Propone obiettivi terapeutici chiari e misurabili Coinvolge attivamente il paziente, assegnando “compiti” tra una seduta e l’altra È in grado di spiegare il razionale di ogni intervento Monitora costantemente i progressi attraverso strumenti validati

Diffidare di approcci che promettono guarigioni miracolose in tempi brevissimi, di tecniche non supportate da evidenze scientifiche, di terapeuti che non propongono un piano di trattamento strutturato.

IL RUOLO ATTIVO DEL PAZIENTE: DIVENTARE IL PROPRIO TERAPEUTA

Un elemento distintivo della TCC è che non è una terapia passiva in cui il paziente “subisce” un trattamento. Al contrario, il paziente è protagonista attivo del proprio processo di guarigione. L’obiettivo finale non è creare dipendenza dal terapeuta, ma insegnare al paziente a diventare “il proprio terapeuta”.

Questo significa che durante il percorso terapeutico il paziente impara:

A identificare autonomamente i propri pensieri disfunzionali A applicare le tecniche di ristrutturazione cognitiva A pianificare ed eseguire esposizioni graduate A gestire momenti di ansia senza ricorrere a strategie disfunzionali A valutare oggettivamente i propri progressi

Il terapeuta è un coach, un insegnante, una guida temporanea che accompagna il paziente verso l’autonomia. Le sedute sono momenti di apprendimento e di supervisione, ma il vero lavoro avviene nella vita quotidiana, quando il paziente applica ciò che ha imparato nelle situazioni reali.

CONCLUSIONE: DALLA SOFFERENZA ALLA LIBERTÀ

L’ansia, per quanto dolorosa e invalidante possa essere, non è una condanna a vita. È un disturbo trattabile, modificabile, superabile. La cura dell’ansia attraverso la psicoterapia cognitivo-comportamentale non è una promessa vuota o un’illusione, ma una realtà supportata da decenni di ricerca scientifica e confermata da innumerevoli storie di guarigione.

Il percorso richiede coraggio: il coraggio di guardare in faccia le proprie paure, di affrontare le situazioni evitate, di mettere in discussione pensieri e credenze che sembrano verità assolute. Richiede impegno: l’impegno di applicare quotidianamente ciò che si impara in terapia, di fare i “compiti a casa”, di persistere anche quando il miglioramento sembra lento.

Ma il risultato vale ogni sforzo: non semplicemente l’assenza di ansia, ma una nuova libertà di vivere pienamente la propria vita, di affrontare sfide senza essere paralizzati dalla paura, di avere fiducia nelle proprie capacità di gestione. Significa passare dall’essere controllati dall’ansia all’avere controllo sulla propria vita.

Se stai soffrendo di ansia, sappi che non sei solo, che non sei “debole” o “difettoso”, che la guarigione è possibile e che esistono professionisti competenti pronti ad accompagnarti in questo percorso. Il primo passo, spesso il più difficile, è decidere di chiedere aiuto. Ma una volta compiuto quel passo, si apre un cammino verso una versione di te stesso più libera, più forte, più serena.

Non permettere all’ansia di rubarti la vita che meriti di vivere. La cura esiste, funziona, ed è alla tua portata.

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

  1. “Vincere le ossessioni. Capire e affrontare il disturbo ossessivo-compulsivo” Autore: Gabriele Melli Casa Editrice: Erickson Anno: 2018
  2. “Terapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento” Autore: Adrian Wells Casa Editrice: Eclipsi Editore Anno: 2018
  3. “Il cervello ansioso. Come fermare i circoli viziosi di preoccupazione e stress e riprendere il controllo della propria vita” Autori: Catherine Pittman, Elizabeth M. Karle Casa Editrice: Erickson Anno: 2017
  4. “Anxiety and Its Disorders: The Nature and Treatment of Anxiety and Panic” (Edizione Inglese) Autore: David H. Barlow Casa Editrice: The Guilford Press Anno: 2002
  5. “La terapia cognitivo-comportamentale. Caratteristiche distintive” Autore: Frank Wills Casa Editrice: Franco Angeli Anno: 2010

Video Consigliati:

  1. LA CURA DELL’ANSIA In questo video, il Dott. Casto spiega come l’ansia sia un disturbo che può essere curato in modo completo e definitivo, offrendo una prospettiva di speranza anche per chi ne soffre da molto tempo. Link: http://www.youtube.com/watch?v=LVluvNqO1_Q

  2. La psicoterapia cognitiva è la cura dell’ansia per sempre Il Dottore approfondisce perché la psicoterapia cognitiva rappresenti la soluzione d’elezione per guarire definitivamente dall’ansia, illustrando come questo approccio intervenga sulle radici del problema. Link: http://www.youtube.com/watch?v=jxavi6YkGec

  3. ANSIA: La cura più efficace… Un video dedicato all’efficacia del trattamento cognitivo-comportamentale, considerato scientificamente il protocollo psicoterapico più valido per la risoluzione dei disturbi ansiosi. Link: http://www.youtube.com/watch?v=6APCuKGSsnE

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