Non mantenere l’erezione: cause e rimedi per la perdita di erezione

NON MANTENERE L’EREZIONE: CAUSE E RIMEDI PER LA PERDITA DI EREZIONE

Sono numerosi gli uomini che presentano difficoltà a mantenere l’erezione e altrettanti affrontano questa dinamica in studio, nel corso di una psicoterapia, quando il problema diviene sempre più frequente ed è motivo di disagio all’interno della relazione con la partner.

Il paziente che racconta allo specialista del proprio disturbo è generalmente convinto che questo sia dovuto ad una causa fisica, al malfunzionamento del proprio pene. Motivo per il quale in tanti dichiarano di aver fatto uso di sostanze dilatanti, ossia farmaci quali il cialis, il levitra, il viagra, ma di non aver comunque risolto il problema o di aver ricavato dei benefici esclusivamente nel periodo iniziale di somministrazione. Quest’ultimo tipo di esperienza è emblematica di come il farmaco abbia dato all’inizio un pizzico di sicurezza in più nel paziente, ma chiaramente non ha rappresentato la risoluzione alla causa. I farmaci vasodilatatori sono certamente utili ed efficaci per intervenire sul disturbo laddove l’origine sia esclusivamente di natura organica. Se, al contrario, la matrice del problema è psicologica, l’uso dei farmaci è pressocchè inutile ai fini del recupero di una funzionalità erettile corretta.

Per il paziente è difficile comprendere lo stretto legame che sussiste tra il corpo e la mente, cioè capire nel pratico come la psiche abbia un’importanza primaria nel determinare una buona erezione e per riuscire a mantenerla per tutto il tempo necessario ad un rapporto sessuale soddisfacente. Comprendere l’ansia da prestazione sessuale – come viene chiamato scientificamente il disturbo di natura psicologica – significa intendere l’ipergeneralizzazione. Quest’ultima rappresenta una categoria di errore cognitivo in base alla quale uno specifico evento è visto come essere caratteristica di vita in generale piuttosto che come essere un evento fra tanti: è fare di tutta l’erba un fascio. Il paziente dà vita a pensieri del tipo: “Mi è capiato di perdere l’erezione una volta, perciò mi riaccadrà anche in futuro”. Da questo pensiero primario ne scaturiscono degli altri che hanno a che fare, ad esempio, con la paura del giudizio negativo che la partner potrebbe produrre sul suo conto qualora non riuscisse a completare un rapporto, con la paura di essere reputato poco virile, con la paura che questo fatto increscioso possa incrinare la stabilità della relazione stessa.

La perdita improvvisa dell’erezione nel corso di una performance sessuale non è assolutamente legata all’ipotesi di un pene che nella sua funzionalità fisiologica non è sano, bensì perché vanno ad instaurarsi dei pensieri disfunzionali. Occorre indagare, a questo punto, se la difficoltà avvertita dal soggetto nel mantenimento dell’erezione si presenti prima o durante la penetrazione.

Ci sono casi di pazienti che riferiscono di sentire l’erezione, la quale però viene a mancare nel momento in cui si apprestano alla penetrazione, rendendola di fatto impraticabile. Esistono anche casi di pazienti che riferiscono di avere un’erezione la quale, pur non essendo eccessivamente forte, non compromette loro l’approccio all’atto penetrativo per poi assistere, di lì a pochi minuti, alla perdita della stessa.

Il modo in cui viene a verificarsi la mancanza di erezione è fondamentale per andare ad analizzare quei pensieri disfunzionali che intervengono nella psiche della persona provocandole ansia e preoccupazione e, di conseguenza, un calo dell’eccitazione.

Una dinamica particolarmente importante nella perdita della funzionalità erettile è quella che prevede il controllo, da parte dell’uomo, della sua erezione. I pazienti, infatti, raccontano che a un certo punto, prima o durante il rapporto, iniziano ad avere una focalizzazione dell’attenzione sul proprio pene al fine di stabilire il grado e la consistenza della propria erezione. Questa informazione, a detta del soggetto, gli è utile e necessaria per stabilire la buona riuscita della performance sessuale, in particolare per la previsione di una durata temporale più o meno efficace della propria prestazione a letto con la partner. Questa dinamica è, però, tanto ingenua quanto pericolosa: la focalizzazione del paziente sul proprio pene gli provoca, al contrario, un calo irrimediabile dell’erezione. Ciò avviene perché questo tipo di attenzione totalizzante non è spinta da un puro spirito di curiosità, bensì dalla paura e dalla preoccupazione di fallire e di tutti gli aspetti che ne conseguirebbero.

Così facendo, a livello cognitivo, l’atto sessuale non è più vissuto come momento di piacere e di godimento, ma come un esame importante da superare ad ogni costo: è la paura a farla da padrona, non la gioia. La diretta conseguenza di ciò è la riduzione drastica dell’eccitazione e, per forza di cose, la perdita dell’erezione. Fino a quando i pensieri distorti sovrastano e invadono la mente del paziente, la prestazione sessuale non sarà mai soddisfacente.

La cura consigliata per la remissione del problema è un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, grazie al quale il paziente potrà apprendere quelle logiche strategiche sottese ai meccanismi tra psiche e corpo. Individuando nei pensieri la causa scatenante del disturbo di mantenimento erettile, il terapeuta fornirà le tecniche utili a correggere e ristrutturare i pensieri distorti posti in essere dalla persona: la regola consiste nel fatto che se cambia il pensiero, cambia di conseguenza l’emozione avvertita. Eliminando l’ansia e la paura si avrà la possibilità di riconquistare la corretta funzionalità erettile.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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