Mancanza e perdita di erezione: le cause e la soluzione

MANCANZA O PERDITA DI EREZIONE

Ci sono pazienti che, alle prime situazioni di incontro sessuale con la partner e con nessuna esperienza d’intimità pregressa, raccontano di aver assistito ad una mancanza di erezione nel momento in cui hanno avuto la possibilità concreta di compiere il congiungimento d’amore con la donna attraverso l’atto penetrativo.

Si tratta di un problema particolarmente diffuso tra i giovanissimi di 16, 17, 18, 19 anni, alle prime esperienze intime con la propria ragazza, non necessariamente di sesso completo, ma anche condite di baci, carezze e abbracci. Circostanze in cui il ragazzo riferisce in studio che in ogni caso l’erezione veniva a mancare.

Ma è un disturbo che interessa anche soggetti d’età maggiore che si ritrovano a vivere la propria prima volta ultraquarantenni ad esempio e che, dinanzi all’occasione di consumare il rapporto, non è stato possibile procedere al congiungimento dei corpi a causa della mancata produzione dell’erezione.

Il problema della disfunzionalità erettile negli individui alle prime esperienze sessuali, pertanto, è relativamente frequente ed è correlato, nella maggior parte dei casi, a un disturbo psicologico di ansia da prestazione sessuale. Questo meccanismo di stato d’animo agitato è ingenerato dal fatto che il ragazzo o l’uomo comincia a realizzare di apprestarsi a vivere qualcosa di nuovo, il che lo spaventa, autoalimentandosi dei dubbi circa la propria capacità di fare bene l’amore rispetto agli standard che si è imposto. Incappa, in tal modo, nella categoria di errre cognitivo della doverizzazione, cioè nell’uso di “dovrei”, “devo”, “bisogna”, “si deve”, ecc… per assicurare la necessaria motivazione e il controllo al comportamento. Chi compie tale errore si basa sui concetti di “devo…”, “si dovrebbe…”, “gli altri devono…”. In questa categoria vi è, da parte del paziente, la percezione del dovere della sua condotta e della doverizzazione degli altri nei suoi confronti: ogni volta che ci s’impone di fare qualcosa o ci si aspetta qualcosa da altri, si sta male perché il senso di costrizione per sé nei confronti degli altri (“devo fare”) o per gli altri nei confronti di sè (“gli altri devono fare”) induce a un’emozione negativa (delusione, tristezza, rabbia). Se si correggessero da “B” tali pensieri di doverizzazione, si avrebbero delle ripercussioni positive su “C”, ovvero sullo stato d’animo del paziente, evitando emozioni negative. Nel nostro caso, ogni qualvolta il paziente abbia pensato di dover procedere a una performance amorosa ineccepibile, provvede a innescare e alimentare i meccanismi di paura perché, rispetto al senso di dovere, egli aveva timore di non riuscire: motivo per cui non si avrà l’erezione. Bisogna modificare la struttura di pensiero da “io devo” a “io posso/io voglio”: cioè si può rimediare al problema, si può conseguire una buona performance, perché si vuol farlo.

Per tutti quei pazienti che riferiscono della disfunzionalità erettile e di essere ai primi approcci d’intimità, il pensiero di non funzionare in modo corretto è motivo di incremento del disturbo di percezione dell’erezione, della sua funzionalità, consistenza e qualità: tutto ciò comporta un autosqualificazione di sé. Egli ha paura di fare brutta figura, di apparire un pessimo amante agli occhi della partner la quale potrebbe produrre dei cattivi giudizi sul proprio conto, di scalfire il proprio senso di autostima.

Questo senso di emotività preoccupata avrà delle ripercussioni anche sulle esperienze future dove, benchè sia aumentato il grado di confidenza con la propria partner sessuale, il problema dell’erezione continuerà a persistere, limitando di fatto l’appagamento completo dei due amanti.

Il problema non si circoscrive alla disfunzionalità erettile in sè, ma è dato dal fatto che continui a ripresentarsi nel tempo: non è legato alla cattiva educazione sessuale, alla mancanza di confidenza e alla situazione nuova, ma al fatto che si sia trasformato in ansia da prestazione sessuale. Ciò perché nelle diverse circostanze di defaillance si sono costruiti degli schemi cognitivi assolutamente sbagliati che hanno gradualmente minato la possibilità di produrre un’erezione stabile e corretta, e che vanno a ripresentarsi puntualmente ogni volta che si prospetta l’opportunità di consumare una performance sessuale con la donna. I pensieri che lo attanagliano gli producono la preoccupazione di non essere adeguato e capace rispetto alla situazione: è questa l’espressione massima dell’ansia da prestazione, da cui la mancanza di eccitazione e dell’erezione.

La cura consigliata per la remissione del problema è un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, grazie al quale il paziente potrà apprendere quelle logiche strategiche sottese ai meccanismi tra psiche e corpo. Individuando nei pensieri la causa scatenante del disturbo di produzione e mantenimento erettile, il terapeuta fornirà le tecniche utili a correggere e ristrutturare i pensieri distorti posti in essere dalla persona: la regola consiste nel fatto che se cambia il pensiero, cambia di conseguenza l’emozione avvertita. Eliminando l’ansia e la paura si avrà la possibilità di riconquistare la corretta funzionalità erettile.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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