Eiaculazione precoce: sintomi, caratteristiche, cause e cura

EIACULAZIONE PRECOCE: SINTOMI CARATTERISTICHE CAUSE E CURA

  1. Cos’è l’eiaculazione precoce?

L’eiaculazione precoce è una delle principali disfunzioni sessuali maschili: è la difficoltà a controllare il proprio riflesso eiaculatorio prima, durante o poco dopo l’atto penetrativo.

Questo problema, che può avere carattere occasionale oppure generalizzato, si manifesta con un’eiaculazione indesiderata rispetto alle aspettative e ai desideri di durata del soggetto ed avviene a seguito di un’eccitazione sessuale anche esigua.

In quanto forma piuttosto prematura di raggiungimento dell’amplesso, questa disfunzione ha ripercussioni inevitabili sulla vita di coppia, dal momento che a soffrirne non è soltanto l’uomo che ne è vittima, ma di riflesso anche la propria partner che, per forza di cose, non riceve il giusto appagamento dalla performance sessuale. Questi episodi non possono che avere ripercussioni sul piano psicologico del paziente in primis e della sua donna in seconda, immediata battuta.

Non può essere definito, tuttavia, un criterio preciso o una sintomatologia esatta che prestabilisca quando diagnosticare una reale forma di eiaculazione precoce, in quanto non esiste una misura standard rispetto alla durata del minutaggio di un uomo nel corso di un atto sessuale.

Neppure un criterio statistico in base al quale il 50% di donne risulterebbe insoddisfatto a causa del raggiungimento prematuro dell’amplesso da parte dei propri partner può dirsi attendibile e oggettivo in termini di definizione del disturbo, perché bisognerebbe indagare pure sulle capacità orgasmiche della donna, caso per caso.

L’unica certezza proviene dal numero di spinte del coito durante il rapporto: se il riflesso eiaculatorio si verifica tra le 5 e le 10 penetrazioni, o addirittura antecedentemente a questi limiti, la disfunzionalità è reale.

La spiegazione non univoca del problema rende complicato esplicitarne la percentuale d’incidenza effettiva sulla popolazione universale, tuttavia gran parte delle ricerche e delle indagini scientifiche poste in atto assegna a questo disturbo un dato numerico compreso almeno tra il 20 e il 30% degli uomini.

Si definisce “eiaculazione primaria” quando il riflesso avviene già a monte del rapporto intimo; chiamasi “eiaculazione secondaria” invece, quando è ravvisabile poco più tardi, durante la penetrazione.

Un aspetto importante nella pratica maschile di far ritardare la fuoriuscita del liquido seminale è l’acquisizione, da parte dell’uomo, della giusta esperienza sessuale, maturata col tempo, in virtù della quale risulta in grado di adottare dei movimenti e delle strategie più adeguate a posticipare il raggiungimento dell’orgasmo.

Non a caso, infatti, questa disfunzionalità è ravvisabile più diffusamente negli individui di giovane età, sin dai primi appuntamenti con il rapporto sessuale. In altri casi, invece, capita che un uomo, dopo aver vissuto un’esperienza temporale di intimità abbastanza soddisfacente, si ritrova catapultato nel problema in modo alquanto improvviso.

Un altro aspetto rilevante nell’insorgenza e/o nell’incidenza della disfunzionalità riguarda il cambio di compagna sessuale: l’affinità e la complicità raggiunta in intimità con una partner storica può avere ripercussioni negative quando a quella se ne sostituisce una nuova. In questo senso, i pensieri e l’approccio psico-emotivo del soggetto è fondamentale nella buona riuscita della nuova esperienza, in termini di piacere e appagamento reciproco.

Una ridotta frequenza di attività sessuale, un’ansia da prestazione con una nuova compagna, un mancato controllo sul riflesso eiaculatorio correlato al problema della produzione o del mantenimento dell’erezione, possono alimentare la disfunzionalità presa in esame.

  1. Cenni storici sull’eiaculazione precoce

Nel 1917 Karl Abraham fornì una descrizione dell’eiaculazione rapida, definendolo “ejaculatio praecox”: in generale, nei primi decenni del Novecento, la psicanalisi configurava l’eiaculazione come una nevrosi correlata a conflitti dell’inconscio del paziente, e veniva approcciata tramite l’analisi. Nel 1943 l’endocrinologo tedesco Bernhard Schapiro, basando il proprio pensiero su una concezione dell’eiaculazione precoce quale un disturbo psicosomatico, asserì che i riflessi eiaculatori prematuri fossero manifestazioni fisiche ascrivibili a fattori eziologici sia biologici che psicologici. Fornì, inoltre, la differenziazione del disturbo in due tipologie, Tipo B e Tipo A, che nel 1989 Godpodinoff rinominò come “lifelong”, ovvero eiaculazione primaria, e “acquisita”, ossia l’eiaculazione secondaria.

  1. Cause dell’eiaculazione precoce

L’eziologia relativa all’eiaculazione precoce identifica in due cause di natura diversa gli aspetti che fanno insorgere il problema: la ragione fisico-organica  e quella psico-emotiva.

Un’analisi della storia personale del paziente, delle sue peculiarità ed esperienze, potrà fornire un quadro più nitido della situazione, dal momento che nella maggior parte dei casi, infatti, la disfunzionalità è ascrivibile alla psiche del soggetto interessato.

Di seguito, forniremo una descrizione di entrambe le motivazioni:

  1. Natura fisico-organica: nell’individuazione della diagnosi esatta del disturbo, occorre rivolgersi in prima battuta al proprio medico curante, il quale, se lo riterrà opportuno, indirizzerà il paziente a uno specialista.

Per escludere la natura biologica del problema, sarà necessario sottoporsi a degli accertamenti medici che potranno appurare o meno l’eziologia organica dell’eiaculazione precoce.

Tra le patologie fisiche direttamente coinvolte nella comparsa prematura del riflesso eiaculatorio potremmo annoverare: l’ipersensibilità del glande (rimarcata, magari, da anatomie anomale quali la fimosi – un restringimento dell’orifizio prepuziale, per cui è impossibile retrarre il prepuzio del pene oltre al glande – e il frenulo del pene corto – è il sottile margine cutaneo che congiunge il glande al prepuzio; quando il pene è flaccido, il frenulo è generalmente velato nel prepuzio, per poi divenire visibile nel momento erettivo di pari passo allo scoprimento del glande).

Possiamo citare, ancora, la presenza di processi infiammatori nella prostata (prostatite), nella vescica (vescicolite) e nell’uretra (uretrite). Influiscono pure l’alcolismo, la sclerosi multipla, i tumori midollari o l’ipertiroidismo.

Gli esami clinici proveranno, in caso di compartecipazione di una o più di queste patologie, la matrice prettamente organica della disfunzionalità eiaculatoria e sarà lo specialista, pertanto, a prescrivere il trattamento di cura più adatto al caso specifico.

  1. Natura psicologica: si tratta della causa più diffusa nella diagnosi di eiaculazione precoce. La psiche, infatti, riveste un ruolo decisivo nella corretta funzionalità del riflesso, dal momento che un animo poco sereno inevitabilmente non vivrà al meglio uno dei momenti naturali più piacevoli e appaganti.

Alla base della matrice cognitiva del disturbo possono figurare le motivazioni più varie: da una scorretta abitudine psicofisiologica sviluppata con una pratica di masturbazione autoerotica eseguita con rapidità e frenesia eccessive durante l’adolescenza a una ragione più grave, come il sentirsi sovraffatto da sensi di colpa irrefrenabili o da pensieri autosqualificanti e angosciosi insormontabili.

Un altro intreccio di fattori che agiscono in sfavore della correttà normalità organica del riflesso eiaculatorio è da ricondurre alla quotidianità del paziente: un’esistenza ricolma di stress, di ansia e di preoccupazioni non potrà far altro che provocare un’accentuazione del disturbo.

È piuttosto chiaro, dunque, come il fulcro del problema psicologico connesso alla patologia di eiaculazione precoce siano i meccanismi cognitivi posti in essere dal soggetto: i pensieri che egli fa caratterizzano, in negativo o in positivo, la qualità della performance e, dunque, la durata della stessa e il conseguente senso di appagamento reciproco.

  1. Come si cura l’eiaculazione precoce

Nei casi di disfunzionalità eiaculatoria di natura psicogena, ci si può incentrare fondamentalmente su due modalità di intervento curativo che hanno lo scopo di accrescere la latenza dell’eiaculazione e di innalzare il self-control del paziente: il trattamento psico-farmacologico e il trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Andremo ora a descrivere le caratteristiche terapiche dei due approcci:

  1. Trattamento (psico)farmacologico: l’efficacia dell’approccio farmacologico è indubbia nel fronteggiamento del problema, tuttavia, è bene puntualizzarlo, non garantisce una cura definitiva del problema, motivo per cui determinati farmaci andrebbero somministrati cronicamente oppure situazionalmente in occasione del rapporto sessuale.

Questo tipo di trattamento si fonda su due classi di medicinali che darebbero come risultato la possibilità di ritardare il riflesso eiaculatorio: si tratta dei bloccanti alfa-adrenergici e degli antidepressivi serotoninergici. Non sono farmaci specifici per la cura dell’eiaculazione precoce, tuttavia, in virtù delle sostanze che li compongono, generano l’effetto collaterale di alleviare la sensibilità della zona genitale intaccando e, dunque, posticipando il raggiungimento dell’amplesso orgasmico.

L’approccio farmacologico, dunque, prevede da un lato l’utilizzo di anestetici locali (ad esempio spray applicati sulla zona genitale a base di lidocaina e prilocaina che, assorbiti dopo diversi minuti, producono l’effetto anestetico posticipando l’eiaculazione), dall’altro i farmaci che operano a livello centrale come gli SSRI (Inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) tra cui la dapoxetina e la paroxetina, la clomipramina e la sulpiride (antidepressivi) e gli inibitori PDE5, come il sildenafil. Questa seconda classe di medicinali puà indurre ad un aumento della durata temporale della performance pari a 6-20 volte in più anche dopo una sola assunzione, e può anche migliorare ulteriormente con una somministrazione continuata.

In ogni caso, poiché il farmaco va esclusivamente a tamponare la sintomatologia, pur facendo scaturire dei buoni risultati, non estromette la causa reale della disfunzione, ovvero i pensieri del paziente: per questo motivo, infatti, si tende sempre ad associare a questo tipo di approccio, quello di psicoterapia cognitivo-comportamentale, grazie alla quale il soggetto giungerà gradualmente a ridurre il dosaggio e poi a sospendere l’uso del farmaco, acquisendo al contempo una migliore autostima e un più sicuro controllo di sé.

  1. Trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale: è l’approccio alternativo, generalmente usato in combinazione, ma elettivo per la cura della patologia eiaculatoria. Appurata, attraverso gli approfondimenti clinici, l’origine psicogena del disturbo, occorrerà intervenire sulla psiche del paziente: come si può rilevare dalla sua denominazione scientifica, questa strategia interviene in parallelo sui pensieri e sulle condotte del soggetto che ne è vittima.

Lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale insegna al paziente a riconoscere, identificare, selezionare e correggere quegli inganni mentali che gli provocano ansia, agitazione ed emozioni negative, le quali sono le cause prime scatenanti della cattiva funzionalità eiaculatoria.

Differisce dalla terapia farmacologica per il fatto di non agire direttamente sul sintomo fisico, che è in realtà una conseguenza, ma perché interviene sulla causa primaria da cui scaturiscono le manifestazioni del disturbo, ovvero sui pensieri da cui il soggetto appare stressato e per cui non è in grado di attuare una giusta propensione alla sessualità.

Lo specialista, una volta ascoltata, analizzata e compresa l’esperienza personale del paziente, lo indirizzerà ad analizzare e ad autoanalizzarsi relativamente ai meccanismi mentali che lo turbano e lo accompagnano con emotività agitata all’appuntamento con il rapporto intimo con la propria partner.

Le tecniche e gli strumenti, che gli saranno resi dapprima sottoforma teorica e successivamente in applicazione pratica, consentiranno di proseguire in una correzione e una ristrutturazione positiva degli stati psichici disfunzionali e distorti prodotti fino ad allora.

Si tratta di errori di pensiero: se ci interrogassimo, infatti, in quanti modi la mente umana può sbagliare, saremmo tentati di rispondere in infiniti modi a seconda delle circostanze. In realtà la mente può sbagliare in dodici modi diversi perché altrettante sono le categorie d’errore: pensiero dicotomico, ipergeneralizzazione, astrazione selettiva, squalificazione del lato positivo, lettura del pensiero, riferimento al destino, catastrofizzazione, minimizzazione, ragionamento emotivo, doverizzazione, etichettamento, personalizzazione.

Di seguito, la definizione di ciascuna:

  • Pensiero dicotomico: le cose sono viste in termini di categorie mutualmente escludentisi senza gradi intermedi. Ad esempio, una situazione o è un successo oppure è un fallimento; se una situazione non è proprio perfetta allora è un completo fallimento. Cioè le situazioni sono lette in modo estremo e non nella giusta misura: “O tutto o nulla”.
  • Ipergeneralizzazione: uno specifico evento è visto come essere caratteristica di vita in generale piuttosto che come essere un evento fra tanti. Ad esempio, concludere che se qualcuno ha mostrato un atteggiamento sconsiderato in una occasione, non considera poi le altre situazioni in cui ha avuto atteggiamenti più opportuni. È “fare di tutta l’erba un fascio” perché qualcosa è successo in passato e dunque succederà sempre in futuro, secondo una credenza disfunzionale.
  • Astrazione selettiva: un aspetto di una situazione complessa è il focus dell’attenzione ed altri aspetti rilevanti della situazione sono ignorati. Ad esempio, focalizzare un commento negativo in un giudizio sul proprio lavoro trascurando altri aspetti positivi. È vedere il “bicchiere mezzo vuoto”: il paziente è portato a selezionare/evidenziare esclusivamente l’aspetto negativo della situazione e ad astrarre/cancellare tutto il resto.
  • Squalificazione del lato positivo: le esperienze positive che sono in contrasto con la visione negativa sono trascurate sostenendo che non contano. Ad esempio, non credere ai commenti positivi degli amici e colleghi dubitando che dicano ciò solo per gentilezza. In sintesi: “Ciò non conta nulla, conta di più…”.
  • Lettura del pensiero: le persone sostengono che altri individui stanno reagendo negativamente senza alcuna prova evidente di ciò che affermano. Ad esempio, affermare di sapere che l’altro pensa di sé negativamente anche contro la rassicurazione di quest’ultimo. È il classico pensiero del “Ti ho già capito”.
  • Riferimento al destino: l’individuo reagisce come se le proprie aspettative negative sugli eventi futuri siano fatti stabiliti. Ad esempio, il pensare che qualcuno lo abbandonerà e che lo sa già, e agire come se ciò fosse vero. È il paziente che guarda al futuro col pensiero del “Lo so già”.
  • Catastrofizzazione: gli eventi negativi che possono capitare sono trattati come intollerabili catastrofi piuttosto che essere visti nella giusta prospettiva. Ad esempio, il disperarsi dopo una brutta figura come se fosse una catastrofe terribile e non come una situazione semplicemente imbarazzante e spiacevole. Un errore basato sul concetto di “È terribile se…”: il paziente con attacchi di panico comincia a sovradimensionare le situazioni e a vedere le situazioni temute come estremamente terribili.
  • Minimizzazione: le esperienze e le situazioni positive sono trattate come reali ma insignificanti. Ad esempio, il pensare che in una cosa si è positivi ma che essa non conta in confronto ad un’altra più importante, secondo la logica del “Niente conta veramente di quello che faccio”.
  • Ragionamento emotivo: considerare le reazioni emotive come reazioni strettamente attendibili della situazione reale. Ad esempio, decidere che siccome ci si sente sfiduciati, la situazione è senza speranza. Un assurdo logico basato sul pensiero che “Se mi sento così (es: triste), allora è vero (che la situazione è negativa)”.
  • Doverizzazione: l’uso di “dovrei”, “devo”, “bisogna”, “si deve”, ecc… per assicurare la necessaria motivazione e il controllo al comportamento. Ad esempio, il pensare che un amico deve stimarci, perché bisogna stimare gli amici. Chi compie tale errore si basa sui concetti di “devo…”, “si dovrebbe…”, “gli altri devono…”. In questa categoria vi è, da parte del paziente, la percezione del dovere della sua condotta e della doverizzazione degli altri nei suoi confronti: ogni volta che ci s’impone di fare qualcosa o ci si aspetta qualcosa da altri, si sta male perché il senso di costrizione per sé nei confronti degli altri (“devo fare”) o per gli altri nei confronti di sè (“gli altri devono fare”) induce a un’emozione negativa (delusione, tristezza, rabbia).
  • Etichettamento: attaccare una etichetta globale a qualcuno piuttosto che riferirsi a specifici eventi o azioni (“È un”). Ad esempio, il pensare che si è un fallimento piuttosto che si è inadatti a fare una certa cosa. Questo errore induce a dare delle etichette globali a qualcuno o qualcosa che risultano limitanti e riduttive nella percezione di questi qualcuno o qualcosa.
  • Personalizzazione: assumere che una è la causa di un particolare evento quando nei fatti sono responsabili altri fattori. Ad esempio, considerare che una momentanea assenza di amicizie è il riflesso della propria inadeguatezza piuttosto che un caso, addossandosi ogni colpa (“È colpa mia se…”). Una personalizzazione del paziente rispetto alla propria condizione (cioè addossarsi ogni tipo di colpa), gli comporterebbe come conseguenza un’emozione negativa.

La soluzione che consente di prevenire di incappare in queste dodici categorie d’errore di pensiero è la ritrutturazione cognitiva, ovvero la conoscenza degli assurdi logici che la mente umana può compiere e il loro riconoscimento attraverso l’applicazione di esempi illustrativi ad essi relativi.

A tal proposito, è opportuno descrivere due strumenti tecnici particolarmente importanti e di cui lo psicoterapeuta fornisce alla persona le corrette modalità d’uso: il “Modello ABCD”e il “Laddering”. Descriviamoli:

  • Modello “ABCD”: si tratta di una tecnica usata per consapevolizzare il paziente di come i suoi pensieri di interpretazione degli eventi che avvengono in una determinata situazione reale o dei ricordi, scaturiscano le emozioni di base (gioia, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, disgusto) che prova. È un modello “ABCD” a quattro colonne congiunte da frecce consequenziali, in cui la colonna di “A” sta ad indicare la situazione (“Che cosa è successo?”), la “B” indica i pensieri (“Che cosa ho pensato?”), la “C” indica i sintomi e le espressioni fisiche, ovvero la reazione emotiva (“Come mi sono sentito?”), la “D” indica la condotta (“Che cosa ho fatto?”). Situazione rappresentativa di Modello ABCD relativo ad ansia generalizzata:
  1. Mi trovo nel mio letto di notte quando sento un rumore alla finestra.
  2. Penso che siano i ladri.
  3. Ho paura.
  4. Chiedo aiuto, chiamo i carabinieri, accendo le luci.

È utile rimarcare il fatto che la reazione emotiva sia una conseguenza diretta dei pensieri del paziente e non di ciò che è successo: il pensiero è il fulcro di tutto ed è alla base del disagio.

  • Laddering: è una tecnica che consente di analizzare e di riconoscere il flusso di pensieri che la mente pone in essere (lavora sul “B” del Modello ABCD). Secondo alcuni studi scientifici ogni uomo compie quotidianamente circa 60mila pensieri, dei quali riesce a riconoscerne solo una minima parte (mille, duemila al massimo). Il laddering permette di ricostruire il legame esistente tra un pensiero e l’altro, da cui scaturisce la concatenazione di pensieri. I pensieri si legano tra loro innanzitutto per associazione: la mente ricava le informazioni dalla propria memoria a breve/lungo termine associandole alle informazioni contemporanee, producendo il pensiero successivo e così via. Il paziente vittima di eiaculazione precoce si sente in un attimo travolto da migliaia di pensieri che non riesce a bloccare e gli provocano un ventaglio di emozioni violente e veloci che non è in grado di comprendere, scaturendo determinate risposte scoraggianti. Ogni pensiero è legato a quello immediatamente precedente attraverso la domanda “E quindi?” (Es: ho sentito un rumore alla finestra —e quindi? –> penso che siano i ladri — e quindi –> potrebbero farmi del male, ecc…), da cui per risposta si genera il flusso.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, dunque, fornisce le pratiche per attuare un modo di ragionare più equilibrato e razionale nel fronteggiamento della contingenza sessuale con uno spirito emotivo positivo. Conseguire questo obiettivo vuol dire limitare lo stress. E limitare lo stress implica un approccio più sereno all’incontro intimo con la partner. Ne gioverà la durata del rapporto e, di riflesso, l’appagamento di entrambi.

Questo approccio terapico, lo ribadiamo in definitiva, va a intervenire analogamente sui pensieri e sui comportamenti del paziente, educandolo a rimuovere i meccanismi cognitivi di autosvalutazione e di tensione. E l’eiaculazione precoce sarà soltanto un brutto ricordo.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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