Disturbo ossessivo compulsivo: sintomi, caratteristiche, cause e cura

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO: SINTOMI, CARATTERISTICHE, CAUSE E CURA

  1. Cos’è il disturbo ossessivo compulsivo?

Il disturbo ossessivo-compulsivo viene classificato dal DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come un disturbo mentale che si caratterizza, come lascia intendere la sua denominazione scientifica, per la presenza di ossessioni e/o di compulsioni.

Precedentemente inserito nella famiglia dei disturbi d’ansia, si ritrova attualmente nella nuova categoria dei disturbi psichiatrici, che include anche il dismorfismo corporeo, il disturbo da accumulo, il disturbo da escoriazione e la tricotillomania.

Con il DOC, com’è usuale identificare in sigla il disturbo ossessivo-compulsivo, s’innesca un meccanismo, in genere di causa-effetto, di ossessioni che fanno insorgere disagio nel soggetto e di compulsioni reattive che tentano di alleviarlo.

Per ossessione s’intendono quei pensieri ansimanti e sconvolgenti involontari e incontrollabili che, per l’immagine mentale sgradevole e intrusiva che ne producono, provocano nella persona delle reazioni di ansia, paura e vergogna.

Si tratta di un fatto ossessivo, appunto, che induce chi ne è vittima a focalizzare l’intero fulcro della propria attenzione su questi meccanismi cognitivi di continua ruminazione, dai cui è complicato scrollarsi.

Eppure il soggetto cerca in ogni modo di attuare delle strategie di distrazione da questi pensieri ossessivi, che si configurano come tentativi di resisterli, di ignorarli, di neutralizzarli o di scacciarli dalla propria psiche attraverso le più svariate azioni materiali o idee mentali che, però, ne alleviano il disagio soltanto in maniera puramente momentanea: questi sforzi personali rappresentano le compulsioni di risposta alle ossessioni.

Con queste reazioni compulsive, nel soggetto si sviluppa, a livello cognitivo, l’idea di essere costretto a porre in atto azioni o meccanismi mentali sintomatici con i quali crede e si auspica, invano, di risultare in grado di opporre resistenza e contrasto all’ossessività percepita, al fine di modificarla e di rimuoverla dalla propria testa.

Si tratta di una patologia piuttosto diffusa nella popolazione universale, che si manifesta nella quasi totalità dei pazienti che ne soffrono (circa l’80%) con l’avvicendamento di ossessioni e compulsioni, mentre nella parte restante con sole ossessioni o sole compulsioni.

In psichiatria, il DOC è definito “Nevrosi ossessiva”: è un disturbo che può cronicizzarsi, pur vivendo fasi alternate di miglioramento e di peggioramento, giungendo talvolta ad incrementare in termini di entità e intensità fino alla compromissione della corretta e normale funzionalità del soggetto nella propria quotidianità. In pochi casi ha carattere episodico o situazionale ed è seguito da una remissione integrale della sintomatologia che lo contrassegna.

Nel medesimo capitolo scientifico del DSM-5, inoltre, è compreso il “Disturbo ossessivo-compulsivo indotto da sostanze o a seguito di condizione medica” e la categoria “Altri specificati/non specificati disturbi Ossessivo-Compulsivi e correlati” includenti gli stati di azioni ripetute focalizzate su una particolare zona del corpo per allontanare la ruminazione mentale ossessiva (ad esempio: strapparsi i capelli, l’escorazione della pelle, il mordersi le unghie, le labbra o le guance) e l’ossessione di gelosia scaturita dalla inquietudine di essere traditi dal proprio partner.

  1. Dati statistici sul Disturbo ossessivo-compulsivo

Studi recenti attestano che la diffusione del DOC sia piuttosto elevata, più di quanto si potesse ipotizzare: si stima, infatti, che un adolescente/uomo su 50 soffra di questa patologia.

Una percentuale già di per sé quantitativamente significativa, ma potrebbe essere anche più alta dal momento che tanti pazienti che ne sono realmente affetti, per timore o imbarazzo di subire giudizi cattivi dall’opionione pubblica, tendono a nascondere e a non rivelare il proprio problema: motivo per cui il dato percentuale emerso dalla ricerche si aggira attorno al 2-3% di soggetti con DOC per ogni stato nazionale.

La profusione del disturbo è di circa 1,2% all’anno, ossia il numero di casi nuovi che vanno ad aggiungersi a quelli preesistenti già nel mondo.

È una patologia che colpisce indipendentemente dal sesso. Il suo esordio può essere riscontrato tanto in età infantile, quanto in quella adolescenziale o prima adulta.

In un buon numero di pazienti, i segnali sintomatologici di insorgenza del DOC danno apparizione di sé molto prematuramente: circa il 15% dei soggetti racconta di aver avuto un avvio prossimo ai 10 anni, mentre è estremamente emblematico il dato numerico relativo all’infanzia, secondo cui in circa il 30-50% dei casi il DOC compare per la prima volta in tenera età. Nella maggior parte dei casi, comunque, le espressioni sintomatologiche si manifestano prima del 25° anno di età.

In Italia, sono circa 800mila le persone colpite da disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

  1. Cenni storici sul Disturbo ossessivo-compulsivo

Tra il XIV e il XVI secolo, in pieno periodo medievale, in Europa ci si approcciava alle condotte e ai pensieri ossessivi rifugiandosi nelle spiegazioni trascendentali: chi ne era affetto, risultava impossessato dal demonio. Motivo per cui, l’unico strumento di risoluzione prediletto a quell’epoca pareva essere la pratica esorcistica, attraverso cui il male diabolico poteva essere estromesso dal corpo del posseduto.

Dal XVII secolo in poi, con l’avvento dell’età moderna, sono emerse le storie personali di alcuni personaggi celebri probabilmente vittime del DOC, tra questi: il critico letterario Samuel Johnson, il riformatore religioso Martin Lutero, l’aviatore e imprenditore Howard Hughes, l’inventore Nikola Tesla, il militare Thomas Jackson, il filosofo Søren Kierkegaard, il biologo Charles Darwin, il compositore Gioacchino Rossini, lo scrittore Hans Christian Andersen, lo scrittore Franz Kafka e il matematico Kurt Gödel.

Da alcuni studi, inoltre, risulta che il primo paziente ad effettuare un’autoanalisi e un’autodescrizione della propria patologia, ignaro di qualunque conoscenza del disturbo con cui aveva a che fare, sia stato il predicatore John Bunyan (1628-1688).

Nei primi anni del secolo scorso, il neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco Sigmund Freud correlò il comportamento ossessivo-compulsivo a conflitti interiori alla coscienza del paziente, i quali conflitti, ovvero pensieri di disagio, si mostravano all’esterno sottoforma di sintomi fisici.

Al giorno d’oggi prosegue la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul problema, anche da parte di personaggi rinomati.

  1. Sintomi del Disturbo ossessivo-compulsivo

Chi è vittima del DOC si ritrova a vivere determinati stati emotivi o a mettere in pratica particolari azioni, come ad esempio: paura smisurata dello sporco, dei germi o di altre sostanze scarsamente igieniche; l’ansia tormentosa di poter essere la causa di mali per sé o per gli altri derivanti da sviste o distrazioni; il timore di poter perdere il controllo diventando aggressivo, blasfemo, autolesionista, ecc..; dubbi esistenziali circa la fedeltà o il sentimento verso il e dal proprio partner e circa la propria omosessualità o eterosessualità; necessità di porre continuamente ordine alle proprie cose e di disporre gli oggetti con logicità e correttezza.

Ci si riferisce al problema preso in esame anche con la definizione di “disordine psichico serotoninergico”, dal momento che è stato provato che nei soggetti con questa patologia è rilevabile una disfunzionalità trasmissiva della serotonina tra i neuroni del cervello.

Inoltre, è utile premettere che tale disturbo può convivere con altre patologie psichiche sofferte dal paziente, quali: fobia sociale, attacchi di panico, depressione, distimia, disturbi dell’umore, disturbi di personalità (disturbo evitante), disturbo schizotipico, disturbo borderline, disturbo dipendente, disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, sindrome di Asperger, sindrome di Tourette, disturbo da tic, altri disturbi d’ansia, altre fobie (misofobia, ipocondria, agorafobia, ecc..), disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo (shopping compulsivo, tricotillomania, dismorfofobia, disturbo da controllo degli impulsi, ecc..), dipendenza, disturbi dell’alimentazione, disturbi fisici con ripercussioni sulla serotonina (fibromialgia, sindrome della fatica cronica, ecc..).

Per quanto concerne le manifestazioni sintomatologiche che assegnano al problema la diagnosi esatta di disturbo ossessivo-compulsivo, è possibile rilevare una certa eterogeneità.

Il sintomo principe, come già anticipato, è l’apparizione improvvisa, involontaria e incontrollabile di pensieri ossessivi e costrittivi che inducono il paziente ad avvertire sensazioni emotive negative di paura, di disagio, di timore di essere feriti o di fare del male. Queste ossessioni insorgono in maniera del tutto automatica, con frequenza e intensità crescente e complicata ad essere elusa.

Le ossessioni, pertanto, si presentano sottoforma di:

  1. Pensieri: dubbi su azioni quotidiane (“Ho scordato di chiudere la bombola del gas/la porta di casa/la finestra della stanza/il rubinetto dell’acqua”), paura dello sporco (“Le mie mani sono ricoperte di germi”), fobia di contaminazione (“Potrei contrarre l’HIV se toccassi la porta del bagno della discoteca”), timore di provocare o di aver fatto del male a qualcuno (“In ospedale non devo avere pensieri sui miei cari perché altrimenti si ammalano”, “Involontariamente potrei dire qualcosa di sbagliato e ferire qualcuno”, “Ho investito/ucciso qualcuno con la mia automobile”), ordine e simmetria (“Devo risistemare perfettamente gli oggetti sulla scrivania”).
  2. Immagini: ad esempio, rappresentazioni blasfeme a sfondo religioso o perversioni a sfondo sessuale.
  3. Impulsi: spinta a fare del male a qualcuno o ad agire in maniera del tutto scandalosa in contesto pubblico.

Servono a poco le reazioni di compulsione, che si qualificano come rituali ripetitivi, adottate al fine di distrarsi, di resistere o di opporsi ai meccanismi psichici ossessivi: trattasi generalmente di particolari azioni concrete o parole e frasi reiterate a mente.

Questi riti, che per la popolazione in generale possono definirsi anancastici (ovvero ossessivi), rappresentano per il soggetto affetto da DOC delle condotte assolutamente da attuare allo scopo di limitare o prevenire l’ansia che altrimenti incomberebbe fatalmente sulla sua persona.

Comportamenti emblematici posti in essere dal paziente sono ad esempio:

  • Controllare più volte che l’automobile sia stata chiusa in modo corretto una volta parcheggiata per strada.
  • Applicare in serie l’accensione e lo spegnimento delle luci prima di uscire di casa o di lasciare una stanza particolare.
  • Effettuare la salita o la discesa dei gradini di una scala adottando la stessa ritmica, che può prevedere, ad esempio, l’uso determinato di un solo piede.
  • Mettere continuamente il volume della radio o del televisore in rialzo o in ribasso perché convinti che nessuna intensità audio sia quella giusta.
  • Lavare le mani con ritmi scanditi e regolari durante il giorno oppure non sospendere il lavaggio quand’esse sono insaponate.
  • Ripetere quotidianamente delle azioni “risolutrici” (ad esempio, lavarsi di continuo il viso).
  • Contare in gruppi specifici (ad esempio, ordinare gli oggetti in gruppi di tre).
  • Allineare gli oggetti in perfette armonia e posizioni.
  • Fissare lo sguardo o gli oggetti in direzione agli angoli della stanza.
  • Camminare poggiando il piede esclusivamente sul centro della piastrella evitando le linee di separazione.
  • Ripetersi continuamente a mente l’amore provato per il proprio partner o, nel caso di omosessualità, convincersi di avere attrazione per il sesso opposto, o ancora, nel caso di pedofilia, persuadersi ad evitare il contatto coi bambini da cui si è attratti.
  • Ricercare la simmetria in ogni azione compiuta.
  • Avere paura ossessiva per le malattie; ipocondria estrema.
  • Sostituire i cattivi pensieri con buoni pensieri per raggiungere sensazioni positive.
  • Eccedere nelle superstizioni.
  • Accumulare e conservare oggetti insignificanti e inutili, raccogliendoli talvolta dai rifiuti gettati per strada.

Gran parte delle ossessioni e delle compulsioni sopraelencate rientrano nella tipologia dubitativa: dal timore di non aver compiuto regolarmente condotte usuali della propria quotidianità ad angosce morali, esistenziali, religiose.

Nel primo caso alle ossessioni seguono in risposta dei riti di controllo e delle compulsioni mentali di riparazione; nel secondo, invece, fanno comparsa in modo isolato.

  1. Tipologie di Disturbo ossessivo-compulsivo

Il DOC può esprimersi sotto differenti forme classificabili sulla base della tipologia dei sintomi di ossessione e compulsione. Esistono:

  1. Disturbo ossessivo-compulsivo di lavaggio e pulizia: questi pazienti sono ossessionati dal timore di subire una contaminazione e di innescare, per questo, una malattia a causa dell’infezione da contatto con germi, batteri, virus o sostanze chimiche rischiose. L’angoscia è relativa anche alla preoccupazione ansimante di poter essere fonte di contaminazione infettiva per le altre persone.

Per rimuovere ogni eventualità di infezione, questi soggetti adottano delle strategie rituali reiterate, come ad esempio il lavaggio assilante delle mani, dei denti o dell’intero corpo, o ancora la pulizia ineccepibile e prolungata della propria abitazione o degli oggetti di casa.

Queste strategie di risposta alla propria paura sono finalizzate a scongiurare in tutti i modi il contatto con le sostanze contaminanti: potrà, ad esempio, tenere completamente chiuse le porte e le finestre di casa o rifiutarsi di toccare delle cose cadute a terra per sbaglio.

  1. Disturbo ossessivo-compulsivo di controllo: questi pazienti hanno terrore di causare dei problemi o dei danni a sé o ad altri, per proprio errore accidentale o meno.

Il soggetto è inconsciamente spinto ad accertarsi di continuo, e senza una vera necessità, di avere chiuso il gas per scansare un incendio, le porte e le finestre di casa, le portiere dell’automobile o il portone del garage per evitare eventuali furti, o la cassetta dei medicinali per non determinare incidenti; ad autoconvincersi di non aver investito involontariamente qualcuno mentre era alla guida, di non essere incappato in errori a lavoro o di non aver compiuto errori nello svolgimento di qualche azione particolare. Generalmente questi pazienti effettuano un primo controllo, dopo di che, investite dall’incertezza di aver controllato bene, tornano a ricontrollare fisicamente o concretamente, oppure interiormente alla propria psiche.

Le vittime di DOC di controllo, spesso, si rivolgono a terze persone a cui richiedono la responsabilità di portare a compimento determinate azioni, come ad esempio la chiusura della porta di casa quando escono.

  1. Disturbo ossessivo-compulsivo di ordine e simmetria: questi pazienti sono dotati di pensieri, impulsi o immagini mentali che concernono il posizionamento degli oggetti o il compimento di alcune azioni in maniera simmetrica e assoluta, e con un certo criterio logico quanto estremo: ad esempio per dimensione, colore o funzione.
  2. Disturbo ossessivo-compulsivo di accumulo/accaparramento: questi pazienti sono ossessionati dalla paura di gettare gli oggetti, benchè siano del tutto insignificanti e di scarsa o nulla utilità, dal malessere prodotto dalle zone libere e vuote nella propria abitazione (da cui la necessità morbosa di colmarli) e dalla piacevolezza di accumulare oggetti e utensili vari, usati e non.

Le compulsioni di accumulo si diversificano dall’acquisto di più parti dello stesso oggetto alla conservazione di oggetti comprati senza poi usufruirsene effettivamente, alla raccolta da terra di rifiuti di prodotti usati o inutilizzabili, conservandoli in casa propria.

  1. Disturbo ossessivo-compulsivo con ossessioni pure: questi pazienti non presentano rituali mentali né compulsioni, ma esclusivamente pensieri ossessivi. Si tratta di pensieri o di impulsi riguardanti immagini mentali in cui compaiono dei comportamenti indesiderati e inammissibili per il soggetto, pericolosi e inutili in generale.

In certa misura questi timori possono essere compresi razionalmente nel loro contenuto, ma le strategie poste in atto per contrastarli non sono equilibrati al rischio effettivo.

Le aree in cui si incentrano queste paure sono la superstizione, la conta (contare oggetti, indicare numeri fortunati o sfortunati, assegnare ai colori dei significati particolari), la religione, la moralità (angoscia di non portare rispetto a particolari precetti religiosi, di essere omosessuale, pedofilo, perverso sessualmente) e le ossessioni per il corpo (controlli sulle sue funzioni organiche e sul suo aspetto fisico).

  1. Cause del Disturbo ossessivo-compulsivo

I pazienti affetti dal disturbo ossessivo-compulsivo patiscono una disfunzionalità, a livello dei neuroni cerebrali, della trasmissione della serotonina.

La natura di questo problema può essere ascritta a una triplice causa in alternativa: eziologia genetica, eziologia autoimmune ed eziologia individuale.

Di seguito, forniremo la definizione e la descrizione per ognuna di essa:

  1. Causa genetica: la matrice genetica esplica soltanto i casi relativi ai gemelli monozigoti, dal momento che degli studi su di essi condotti, hanno dimostrato, che se vengono divisi e collocati in condizioni diverse, non tutti potranno essere affetti dal DOC ma, ad esempio, ne potrà subire la patologia esclusivamente uno dei due o più fratelli.

Il resoconto di una ricerca scientifica compiuta nel Broad Institute di Cambridge ha identificato quattro geni responsabili della forza con cui alcuni neuroni aderiscono con le loro sinapsi ad altri neuroni: tutto ciò alimenta la possibilità di essere affetti dal disturbo ossessivo-compulsivo. Si tratta, nello specifico, delle varianti dei geni NRXN1 e HTR2A, delegate all’alterazione strutturale di legame della sinapsi, del gene CTTNBP2 (preposto alla salvaguardia dell’integrità sinaptica) e del gene REEP3, che si occupa dell’accumulo, nelle vescicole delle cellule, dei neurotrasmettitori da rilasciare successivamente nella sinapsi.

Un altro studio posto in atto dall’Istituto di Fisiologia della Julius-Maximilians-Universität a Würzburg (Germania) ha rilevato nel deficit di SPRED2, proteina presente in varie zone cerebrali, una causa di DOC negli animali da laboratorio. L’attivazione oltremisura della via di segnale TrkB/ERK-MAPK potrebbe innescare quel meccanismo, che si realizza nelle sinapsi talamo-amidgdaliche, attraverso cui il deficit di SPRED2 sia alla base dell’insorgenza del DOC.

In definitiva, un individuo che, nel corso della sua infanzia e adolescenza, abbia vissuto relazioni familiari contrassegnate dalla presenza di genitori o di altre figure care affetti da DOC o da tratti di personalità ossessiva, avrà una predisposizione genetica ancor più vulnerabile a contrarre il disturbo.

  1. Causa autoimmune: sono in fase di sviluppo alcuni studi da cui potrebbe emergere la natura autoimmune del DOC, sviluppatosi posteriormente ad un’infezione che ha originato una patologia fisica. Il fattore che determinerebbe questo meccanismo potrebbe essere dato dalla reazione eccessiva allo streptococco B-emolitico di gruppo A. Questa sindrome, altresì detta PANDAS e che in diversi casi si concretizza con la Corea di Sydenham (è una forma di febbre reumatica a livello neurologico), cagionerebbe in alcuni pazienti la propensione al DOC. Quest’ultimo avrebbe un esordio piuttosto prematuro, prima dei 14 anni, con tic e alterazioni motorie, e potrebbe persistere anche a infezione passata.
  2. Causa individuale: un buon numero di fattori individuali, si pensa, siano la base di sviluppo di determinati meccanismi cognitivi intrusivi e disagevoli, da cui scaturiscono ossessioni e compulsioni.

Tra questi motivi individuali rientrano sicuramente lo stress e l’umore angoscioso che si manifesta attraverso la commistione di stati di rabbia e tristezza. Gli studi scientifici dimostrano come certi tipi di pensieri si presentino maggiormente in concomitanza con contingenze di particolare affaticamento psicofisico, motivo per cui risulta complicato resistere, opporsi o sottovalutare tali inganni mentali di disperazione.

Si crede anche che, all’origine e all’elaborazione più intensa e frequente di pensieri indesiderati, possano giocare un ruolo importante le caratteristiche peculiari della personalità e dell’indole del soggetto interessato, tra le quali: una sensibilità elevata alla minaccia o al pericolo, l’ampia reiterazione di emozioni negative, la coscienziosità, un grande senso di responsabilità, la fermezza morale e la timidezza.

  1. Trattamento di cura del Disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo, benchè sia stato qualificato da sempre come una patologia a decorso cronico e invalidante dalla psicoanalisi classica (che ha smesso, pertanto, di rappresentare la cura elettiva per questo problema), può contare oggi su due forme di trattamento piuttosto potenti ed efficaci: il trattamento farmacologico e il trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Ne approfondiamo le caratteristiche rispettive:

  1. Trattamento farmacologico: in una prima fase, la farmacoterapia è risultata deludente nell’approccio curativo del DOC. La rivalutazione della psicofarmacologia è avvenuta di pari passo all’avvento della clomiprina (Anafranil), ovvero un principio attivo appartenente alla famiglia degli antidepressivi triciclici con proprietà inibitorie della ricaptazione neuronale della serotonina (5-HT) e della noradrenalina rilasciate nello spazio sinaptico. Essa, è stato dimostrato dagli studi scientifici, oltre al suo effetto antidepressivo, svolge un ruolo specifico sulla condizione ossessivo-compulsiva, come nel caso degli SSRI (Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), dove svolgono tale funzione antiossessiva fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, citalopram e sertralina.

L’efficacia della cura farmacologica deriva dall’uso adeguato di dosaggi contigui ai massimali permessi per ciascuna molecola e, per conseguire i primi effetti di risposta clinica positiva alla somministrazione degli SSRI, l’arco temporale necessario è di circa 10/12 settimane, a differenza delle 3/4 di quello antidepressivo.

Tuttavia, il 30-40%  dei pazienti, purtroppo, non reagisce bene alla cura farmacologica per il DOC. E inoltre, anche in coloro che riescono a trarre degli effetti benefici, la risposta è comunque incompleta: soltanto un numero piuttosto esiguo di soggetti, infatti, perviene a una remissione totale delle manifestazioni sintomatologiche del disturbo.

Si può ottenere un buon risultato terapeutico attraverso l’assunzione combinata di clomipramina e di un farmaco SSRI, della clomipramina somministrata per via endovenosa (risultata più potente per quei pazienti che non rispondono all’ingerimento per via orale) o di neurolettici di ultima generazione, come il Risperidone (Risperdal, Belivon), l’Olanzapina (Zyprexa) e la Quietapina (Seroquel).

Ma è bene precisare che la farmacoterapia, che può alleviare il disagio sintomatologico, deve sempre essere accompagnata dalla terapia cognitivo comportamentale, che rappresenta l’appoccio curativo migliore del disturbo ossessivo-compulsivo.

  1. Trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale: come anticipato, accanto alla cura farmacologica del DOC, esiste un trattamento dallo specifico approccio psicologico cognitivo-comportamentale che, come ben esplicita il nome, agisce parallelamente sulla psiche e sulle condotte del paziente.

È la cura elettiva del disturbo ossessivo-compulsivo, dal momento che una farmacoterapia esclusiva non può prescidere dalla combinazione con questo tipo di percorso psicoterapeutico.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, sotto la guida di uno specialista, insegna al paziente a riconoscere, identificare, selezionare e correggere quegli inganni mentali che gli provocano disagio, malessere ed emozioni negative.

Si discosta dalla terapia farmacologica per il fatto di non agire direttamente sul sintomo fisico, che è in realtà una conseguenza, ma perché interviene sulla causa primaria da cui scaturiscono le manifestazioni del disturbo, ovvero sui pensieri da cui il soggetto è ossessionato.

Lo psicoterapeuta, infatti, partendo dall’ascolto e dalla comprensione della storia personale del paziente, lo indirizzerà ad analizzare e ad autoanalizzarsi in merito ai pensieri ossessivi che lo inducono ad adottare certe strategie rituali con cui cerca di opporsi e resistere, ovvero le compulsioni.

Le tecniche e gli strumenti che gli verranno forniti dapprima teoricamente e poi applicandoli in concretezza, saranno la base da cui partire per operare una correzione e una ristrutturazione degli stati cognitivi disfunzionali e distorti posti in essere fino a quel momento.

Disfunzionali e distorti perché sono errori di pensiero. Se ci chiedissimo in quanti modi la mente umana può sbagliare, saremmo tentati di rispondere in infiniti modi a seconda delle circostanze. In realtà la mente può sbagliare in dodici modi diversi perché altrettante sono le categorie d’errore: pensiero dicotomico, ipergeneralizzazione, astrazione selettiva, squalificazione del lato positivo, lettura del pensiero, riferimento al destino, catastrofizzazione, minimizzazione, ragionamento emotivo, doverizzazione, etichettamento, personalizzazione.

Di seguito, la definizione di ciascuna:

  • Pensiero dicotomico: le cose sono viste in termini di categorie mutualmente escludentisi senza gradi intermedi. Ad esempio, una situazione o è un successo oppure è un fallimento; se una situazione non è proprio perfetta allora è un completo fallimento. Cioè le situazioni sono lette in modo estremo e non nella giusta misura: “O tutto o nulla”.
  • Ipergeneralizzazione: uno specifico evento è visto come essere caratteristica di vita in generale piuttosto che come essere un evento fra tanti. Ad esempio, concludere che se qualcuno ha mostrato un atteggiamento sconsiderato in una occasione, non considera poi le altre situazioni in cui ha avuto atteggiamenti più opportuni. È “fare di tutta l’erba un fascio” perché qualcosa è successo in passato e dunque succederà sempre in futuro, secondo una credenza disfunzionale.
  • Astrazione selettiva: un aspetto di una situazione complessa è il focus dell’attenzione ed altri aspetti rilevanti della situazione sono ignorati. Ad esempio, focalizzare un commento negativo in un giudizio sul proprio lavoro trascurando altri aspetti positivi. È vedere il “bicchiere mezzo vuoto”: il paziente è portato a selezionare/evidenziare esclusivamente l’aspetto negativo della situazione e ad astrarre/cancellare tutto il resto.
  • Squalificazione del lato positivo: le esperienze positive che sono in contrasto con la visione negativa sono trascurate sostenendo che non contano. Ad esempio, non credere ai commenti positivi degli amici e colleghi dubitando che dicano ciò solo per gentilezza. In sintesi: “Ciò non conta nulla, conta di più…”.
  • Lettura del pensiero: le persone sostengono che altri individui stanno reagendo negativamente senza alcuna prova evidente di ciò che affermano. Ad esempio, affermare di sapere che l’altro pensa di sé negativamente anche contro la rassicurazione di quest’ultimo. È il classico pensiero del “Ti ho già capito”.
  • Riferimento al destino: l’individuo reagisce come se le proprie aspettative negative sugli eventi futuri siano fatti stabiliti. Ad esempio, il pensare che qualcuno lo abbandonerà e che lo sa già, e agire come se ciò fosse vero. È il paziente che guarda al futuro col pensiero del “Lo so già”.
  • Catastrofizzazione: gli eventi negativi che possono capitare sono trattati come intollerabili catastrofi piuttosto che essere visti nella giusta prospettiva. Ad esempio, il disperarsi dopo una brutta figura come se fosse una catastrofe terribile e non come una situazione semplicemente imbarazzante e spiacevole. Un errore basato sul concetto di “È terribile se…”: il paziente con attacchi di panico comincia a sovradimensionare le situazioni e a vedere le situazioni temute come estremamente terribili.
  • Minimizzazione: le esperienze e le situazioni positive sono trattate come reali ma insignificanti. Ad esempio, il pensare che in una cosa si è positivi ma che essa non conta in confronto ad un’altra più importante, secondo la logica del “Niente conta veramente di quello che faccio”.
  • Ragionamento emotivo: considerare le reazioni emotive come reazioni strettamente attendibili della situazione reale. Ad esempio, decidere che siccome ci si sente sfiduciati, la situazione è senza speranza. Un assurdo logico basato sul pensiero che “Se mi sento così (es: triste), allora è vero (che la situazione è negativa)”.
  • Doverizzazione: l’uso di “dovrei”, “devo”, “bisogna”, “si deve”, ecc… per assicurare la necessaria motivazione e il controllo al comportamento. Ad esempio, il pensare che un amico deve stimarci, perché bisogna stimare gli amici. Chi compie tale errore si basa sui concetti di “devo…”, “si dovrebbe…”, “gli altri devono…”. In questa categoria vi è, da parte del paziente, la percezione del dovere della sua condotta e della doverizzazione degli altri nei suoi confronti: ogni volta che ci s’impone di fare qualcosa o ci si aspetta qualcosa da altri, si sta male perché il senso di costrizione per sé nei confronti degli altri (“devo fare”) o per gli altri nei confronti di sè (“gli altri devono fare”) induce a un’emozione negativa (delusione, tristezza, rabbia).
  • Etichettamento: attaccare una etichetta globale a qualcuno piuttosto che riferirsi a specifici eventi o azioni (“È un”). Ad esempio, il pensare che si è un fallimento piuttosto che si è inadatti a fare una certa cosa. Questo errore induce a dare delle etichette globali a qualcuno o qualcosa che risultano limitanti e riduttive nella percezione di questi qualcuno o qualcosa.
  • Personalizzazione: assumere che una è la causa di un particolare evento quando nei fatti sono responsabili altri fattori. Ad esempio, considerare che una momentanea assenza di amicizie è il riflesso della propria inadeguatezza piuttosto che un caso, addossandosi ogni colpa (“È colpa mia se…”). Una personalizzazione del paziente rispetto alla propria condizione (cioè addossarsi ogni tipo di colpa), gli comporterebbe come conseguenza un’emozione negativa.

La soluzione che consente di prevenire di incappare in queste dodici categorie d’errore di pensiero è la ritrutturazione cognitiva, ovvero la conoscenza degli assurdi logici che la mente umana può compiere e il loro riconoscimento attraverso l’applicazione di esempi illustrativi ad essi relativi.

A tal proposito, è opportuno descrivere due strumenti tecnici particolarmente importanti e di cui lo psicoterapeuta fornisce alla persona le corrette modalità d’uso: il “Modello ABCD”e il “Laddering”. Descriviamoli:

  • Modello “ABCD”: si tratta di una tecnica usata per consapevolizzare il paziente di come i suoi pensieri di interpretazione degli eventi che avvengono in una determinata situazione reale o dei ricordi, scaturiscano le emozioni di base (gioia, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, disgusto) che prova. È un modello “ABCD” a quattro colonne congiunte da frecce consequenziali, in cui la colonna di “A” sta ad indicare la situazione (“Che cosa è successo?”), la “B” indica i pensieri (“Che cosa ho pensato?”), la “C” indica i sintomi e le espressioni fisiche, ovvero la reazione emotiva (“Come mi sono sentito?”), la “D” indica la condotta (“Che cosa ho fatto?”). Situazione rappresentativa di Modello ABCD:
  1. Mi trovo nel mio letto di notte quando sento un rumore alla finestra.
  2. Penso che siano i ladri.
  3. Ho paura.
  4. Chiedo aiuto, chiamo i carabinieri, accendo le luci.

È utile rimarcare il fatto che la reazione emotiva sia una conseguenza diretta dei pensieri del paziente e non di ciò che è successo: il pensiero è il fulcro di tutto ed è alla base del disagio ossessivo che perseguita chi soffre del DOC.

  • Laddering: è una tecnica che consente di analizzare e di riconoscere il flusso di pensieri che la mente pone in essere (lavora sul “B” del Modello ABCD). Secondo alcuni studi scientifici ogni uomo compie quotidianamente circa 60mila pensieri, dei quali riesce a riconoscerne solo una minima parte (mille, duemila al massimo). Il laddering permette di ricostruire il legame esistente tra un pensiero e l’altro, da cui scaturisce la concatenazione di pensieri. I pensieri si legano tra loro innanzitutto per associazione: la mente ricava le informazioni dalla propria memoria a breve/lungo termine associandole alle informazioni contemporanee, producendo il pensiero successivo e così via. Il paziente con disturbo ossessivo-compulsivo si sente in un attimo travolto da migliaia di pensieri che non riesce a bloccare e gli provocano un ventaglio di emozioni violente e veloci che non è in grado di comprendere, scaturendo determinate risposte di compulsione. Ogni pensiero è legato a quello immediatamente precedente attraverso la domanda “E quindi?” (Es: ho sentito un rumore alla finestra —e quindi? –> penso che siano i ladri — e quindi –> potrebbero farmi del male, ecc…), da cui per risposta si genera il flusso.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, dunque, fornisce le pratiche per attuare un modo di ragionare più equilibrato e razionale nel fronteggiamento delle attività quotidiane con uno spirito emotivo positivo. Questo approccio terapico, che va a intervenire parallelamente sui pensieri e sui comportamenti del paziente, tende ad educare i pazienti alla rimozione dei meccanismi cognitivi di ossessione e delle condotte di compulsione attuate per reazione.

Durante le sedute, venuto a conoscenza della genesi biologica e psicologica dell’ossessione e dell’irreale minaccia del pensiero, il paziente viene indotto dallo psicoterapeuta a compiere un’esposizione allo stimolo ossessivo senza però attuare una reazione di compulsione. Questi sono i passi da compiere verso il traguardo concreto della guarigione.

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