Disfunzione erettile: sintomi, caratteristiche, cause e cura

DISFUNZIONE ERETTILE: SINTOMI, CARATTERISTICHE, CAUSE E CURA

  1. Cos’è la disfunzione erettile

La disfunzione erettile è uno dei disturbi sessuali più comuni negli uomini: si manifesta con l’incapacità di produrre o di mantenere un’erezione fisiologicamente corretta e normale nel corso di un atto penetrativo.

Da qualche tempo a questa parte non è più identificato col termine, piuttosto spregiativo, di “impotenza”, divenuto ora obsoleto.

L’erezione è un fenomeno fisiologico articolato che implica dei mutamenti nei muscoli, nei nervi e nei vasi sanguigni del pene: la disfunzione erettile avviene, in parole semplici, quando nel pene non vi giunge o non si assetta un quantitativo di sangue proporzionato e adeguato al mantenimento dell’erezione stessa.

Si tratta di un problema che può avere carattere situazionale (ovvero ricorre in determinati momenti o circostanze) oppure generalizzato (quando tende a ripresentarsi puntualmente in concomitanza con il rapporto d’intimità).

In Italia, la precentuale di popolazione maschile che soffre di problemi erettili è molto elevata (circa il 12,8%, che corrisponde a 3 milioni di persone): il disturbo d’erezione si accresce con l’avanzare dell’età. Spalmando questo dato numerico sull’incidenza del problema nelle diverse fasce d’età, avremo: il 2,1% nei soggetti maschi tra i 18 e i 29 anni; l’1,9% in quelli tra i 30 e i 39 anni (la lieve diminuzione percentuale si spiega in base al fatto che l’esperienza più matura dell’uomo adulto rispetto al giovane gli può garantire una maggiore gestione e limitazione degli errori psicologici nel rapporto sessuale); il 4,8% negli uomini tra i 40 e i 49 anni; il 15,7% in età tra i 50 e i 59 anni; il 26,8% tra i 60 e i 70 anni (questo aumento esponenziale è naturalmente dovuto a una componente organica, e non psicologica, e/o a malattie concomitanti); il 48,3% negli over 70enni.

Esiste una classificazione che distingue questa disfunzione in primaria e in secondaria: nel primo caso, la perdita dell’erezione si riscontra fin dagli esordi dell’attività sessuale del paziente; nel secondo, invece, il problema erettile si constata in un momento successivo, dopo aver condotto una vita sessuale piuttosto tranquilla e soddisfacente.

  1. Cause della disfunzione erettile

Per quanto riguarda i fattori di rischio per la disfunzione erettile, il problema può essere ascritto a cause di natura diversa, che in alcuni casi agiscono concomitanti: causa organica e causa psicologica. Il primato, però, spetta ai fattori psicologici legati a una condizione di età, ovvero all’inesperienza e/o a valutazioni errate sul proprio ruolo nel rapporto sessuale.

  1. Natura organica della disfunzione erettile: il problema fisico può essere correlato alla presenza di altre malattie che creano interferenza con il regolare flusso di sangue nei corpi cavernosi del pene, dai quali si determina l’erezione. Tra queste patologie, annoveriamo: il diabete, il colesterolo alto, l’obesità, l’ipertensione e l’insufficienza cardiaca. Quando alla mancanza o alla perdita dell’erezione segue pure un drastico calo del desiderio d’intimità, è possibile rilevare una diminuzione del testosterone nel sangue o, al contrario, un accrescimento della concentrazione della prolattina.

Esistono diverse tipologie di cause organiche:

  • Cause di tipo endocrino: quando si ha a che fare con l’ipogonadismo (nel sistema endocrino si produce una secrezione insufficiente di ormoni sessuali, come testosterone ed estrogeni, da parte delle gonadi del testicolo), con l’iperprolattinemia (eccessiva quantità dell’ormone prolattina nel sangue), con la sindrome di Cushing (un complesso di segnali e di manifestazioni sintomatologiche determinato da un’esposizione prolungata al cortisolo, per questo detta anche “ipercortisolismo”) e con la carenza di somatotropina (ormone peptidico secreto dall’adenoipofisi che ha il compito di incentivare lo sviluppo dell’organismo umano e di molti vertebrati, favorendo la riproduzione e la divisione mitotica delle cellule della quasi totalità dei tessuti del corpo).
  • Cause di tipo cardio-vascolare: sia legate alle vene che alle arterie.
  • Cause di tipo neurologico: quando sono presenti patologie come il Parkinson (una malattia neurodegenerativa determinata da un’importante sintomatologia di morte delle cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina), l’Alzheimer (demenza degenerativa che ha tra i sintomi più evidenti quello di non ricordare cose e fatti di recente accadimento), i traumi spinali e la neuropatia periferica.
  • Cause correlate a malattie croniche: come il diabete (patologia caratterizzata dall’iperglicemia, ovvero dalla concentrazione elevata di glucosio nel sangue determinata da un’alterata quantità o funzione dell’insulina), insufficienza renale (condizione in cui i reni non sono più in grado di regolare l’equilibrio idrico e salino, di eliminare gli acidi e le scorie dall’organismo e di produrre gli ormoni, come l’eritropoietina) e insufficienza epatica (condizione in cui il fegato smette di adempiere al meglio alle sue funzioni fisiologiche).
  • Cause farmacologiche o mediche: effetti collaterali legati o all’uso di determinati medicinali come ad esempio gli antidepressivi (gli SSRI\SNRI), gli antipsicotici, i farmaci antiandrogeni, i betabloccanti o farmaci utilizzati contro il colesterolo (come le statine e il cortisone) o a specifici trattamenti medici come la prostatectomia radicale, la cistectomia e la radioterapia per cancro prostatico.
  • Cause di varia natura: l’anagrafica, il fumo, l’abuso di alcol e di droghe, stili di vita scorretti, la vita sedentaria, la carenza di esercizio fisico, l’ipercolesterolemia e l’obesità.

Saranno gli esami clinici e gli approfondimenti medici presso specialisti ad appurare o meno la natura fisico-organico della disfunzione erettile. Una volta scongiurata, si potrà procedere verso un trattamento che agisca sulla psiche del paziente.

  1. Natura psicologica della disfunzione erettile: il problema è riconducibile, in questo caso, a situazioni esistenziali di forte stress quotidiano, a stati emotivi di ansia generalizzata, a vissuti di depressione, a condizioni socio-ambientali angosciose, a conflitti col proprio inconscio.

Nei pazienti con disturbo erettile di natura psicologica, l’esordio del problema è più acuto, spesso reattivo, relazionale o situazionale: ciò vuol dire che un individuo con un’abituale erezione corretta all’improvviso si ritrova ad avere difficoltà nella produzione o nel mantenimento dell’erezione. Questo fatto tanto brusco quanto imprevisto rappresenta il primo segnale tangibile di quella che suole definirsi “ansia da prestazione”.

In questi soggetti, il desiderio sessuale è normale o ridotto: nelle prime fasi, il paziente vorrebbe consumare un atto penetrativo, ma l’assistere alle proprie defaillance gli riduce la possibilità di eseguirlo, perché la paura di fallire nel compimento del rapporto sovrasta di gran lunga il desiderio. La paura del cattivo giudizio da parte della propria partner e il timore delle considerazioni negative sul proprio conto lo portano ad autosqualificarsi ed ipergeneralizzare le situazioni di insuccesso sessuale: l’evitamento del rapporto previene l’eventualità di rivivere un nuovo fallimento.

Gli uomini caratterialmente ansiosi hanno più probabilità di essere vittime di disturbi d’ansia da prestazione sessuale e, dunque, di disfunzione erettile: la condizione di stress psicologico, infatti, incide negativamente sulla qualità erettiva, sfociando talvolta nei sintomi depressivi in virtù dei quali il paziente comincerà a rifersi al destino, rispetto a se stesso, come un’inadeguato sessualmente e, di riflesso, anche socialmente.

Pertanto, quando la sanità fisica del paziente è stata accertata attraverso esami clinici specifici, il consiglio migliore è quello di rivolgersi presso specialisti del settore, in particolare versi psicoterapeuti cognitivo-comportamentali che, predisponendo il soggetto alla comprensione psicogena del disturbo, gli fornirà quelle tecniche e quelle strategie utili e adeguate per il fronteggiamento e la remissione definitiva della disfunzione erettile.

  1. Come si cura la disfunzione erettile

Per quanto concerne il trattamento di cura della disfunzione erettile, nel caso in cui la causa scatenante fosse di origine organica, è lo specialista a prescrivere la terapia più adeguata: generalmente sono utilizzati i farmaci inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 con assunzione orale (come Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil, Avanafil), il trattamento ormonale (testosterone) solo nel caso di cause endocrine e, più spesso, i vasodilatatori (Viagra, Cialis, Levitra), ovvero quei farmaci esercitanti un’azione di rilassamento nei confronti dei muscoli dei vasi sanguigni comportando la conseguente dilatazione degli stessi.

Quando invece è stata scongiurata la matrice fisica del problema, appurata l’origine psicogena, il trattamento consigliato è quello di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Un elemento importante che, ancor prima di rivolgersi ai medici, potrebbe rappresentare il segnale di un problema erettile psicologico e non fisico è dato dal fatto che questi pazienti hanno una buona risposta alle erezioni notturne o mattutine spontanee: ciò si spiega facilmente col fatto che i soggetti con ansia da prestazione psicologica hanno difficoltà a produrre o mantenere l’erezione esclusivamente nel momento effettivo in cui è possibile consumare un rapporto. Questo accade perché di notte o al risveglio non è richiesto loro un atto sessuale concreto: il soggetto è tranquillo. Anche l’eiaculazione conseguente alla masturbazione, perciò, è qualitativamente normale e l’orgasmo è corretto con un pene in completa erezione.

Nei soggetti con disturbi d’ansia da prestazione di forma psicologica, il trattamento farmacologico non serve a rimettere il disturbo. A maggior ragione se si considera che la somministrazione di farmaci, in particolare i più comuni e diffusi vasodilatotri suddetti, può produrre degli effetti collaterali che in diversi casi superano i vantaggi dell’assunzione, tra questi: la cefalea, i disturbi visivi, i rash cutanei, le vertigini, l’arrossamento e la nausea. Hanno anche ripercussioni significative a livello cardiaco e cardiocircolatorio: in particolare, l’aumento innaturale del battito cardiaco.

Le esperienze terapeutiche in studio dimostrano che la quasi totalità dei pazienti con ansia da prestazione non abbia ricavato alcun beneficio significativo dall’utilizzo di questi farmaci, cioè non è stata ugualmente in grado di produrre l’erezione. Ciò si spiega col fatto che la produzione erettiva è un qualcosa che parte dal cervello, cioè il soggetto deve essere eccitato. Ma se i pensieri del paziente sono altamente negativi e, dunque, preludi di fallimento nella performance, pur assumendo i vasodilatatori, non riuscirà a produrre un’erezione utile e di qualità per poter portare avanti un atto penetrativo: i soggetti con ansia da prestazione, infatti, raccontano in studio che in alcuni casi l’assunzione del farmaco non abbia mutato lo stato flaccido del pene e in altri casi abbia prodotto un indurimento che non era di consistenza tale da garantire l’approccio efficace alla penetrazione.

È necessario, a questo punto, demitizzare le (false) credenze su questa tipologia di farmaci; si legge sul foglio illustrativo: “Il farmaco non può sostituirsi a uno stimolo erogeno né trasformare in erogeno uno stimolo che non lo è”. L’erezione è una conseguenza diretta dell’eccitazione: nel paziente che non riesce ad eccitarsi per diversi motivi (dal luogo alla situazione, alla mancanza di attrazione dalla partner) la somministrazione del vasodilatatore non gli produce affatto l’eccitazione. L’erezione è innanzitutto un fatto psicologico che si avvia nel cervello: per poterla produrre in modo efficace è necessario che ci sia un corretto funzionamento e delle condizioni adeguate già a monte, a livello di pensieri. Eccezion fatta per quelle spontanee, le altre erezioni dipendono da questi fattori: il paziente deve rimuovere quei pensieri disfunzionali che generano paura e/o tristezza, effettuando dei pensieri giusti che facilitano naturalmente l’eccitazione e la produzione dell’erezione.

Un altro aspetto su cui riflettere è dato dal fatto che non ha senso fare uso del farmaco in presenza di una funzionalità d’organo normale: il paziente che ha delle erezioni spontanee corrette durante la notte o al risveglio mattutino e adeguate nel momento in cui pratica l’autoerotismo, non necessita assolutamente di fare ricorso ai vasodilatatori, in quanto è questa la prova evidente che il problema è di natura psicologica: la discriminante, nell’approccio al rapporto sessuale, è il fatto di non essere da solo, ma in presenza di una donna, il che gli produce pensieri di natura completamente diversa rispetto al momento solitario della masturbazione.

Ci sono delle condizioni particolari che tendono a generare l’ansia da prestazione sessuale e, di conseguenza, la disfunzione erettile di natura psicogena: oltre all’ansia di cui si è già fatta ampia menzione, rilevanti sono gli stili di vita negativi, i conflitti familiari (rancore, tristezza, paura, rabbia incidono avversi sulla qualità erettiva), i conflitti relazionali (rabbia e risentimento annullano l’attrazione verso la partner oppure la paura di una defaillance lo indurrà all’evitamento della situazione d’intimità) e i problemi d’infedeltà (il senso di colpa potrebbe indurre il soggetto a non produrre l’erezione e a consumare il rapporto con una donna che non è la propria partner o, al contrario, il ricordo di essere stati traditi produce umiliazione e rancore, che a loro volta influiscono sulla mancata erezione nei riguardi di una donna che è stata infedele).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, come si può intuire dalla sua denominazione scientifica, interviene contemporaneamente sui pensieri e sulla condotta del soggetto.

Lo specialista insegna al paziente a riconoscere, identificare, selezionare e correggere quegli inganni mentali che gli provocano ansia, agitazione ed emozioni negative, le quali sono le cause prime scatenanti della cattiva funzionalità eretille, della scarsa eccitazione e, dunque, della mancata produzione dell’erezione.

Differisce dalla terapia farmacologica per il fatto di non agire direttamente sul sintomo fisico (come fanno i vasodilatatori), che è in realtà una conseguenza, ma sulla causa primaria da cui scaturisce l’impraticabilità erettile, ovvero sui pensieri da cui il soggetto è pervaso.

Lo specialista, una volta ascoltata, analizzata e compresa l’esperienza personale del paziente, lo indirizzerà ad analizzare e ad autoanalizzarsi relativamente ai meccanismi mentali che lo turbano e lo approssimano con preoccupazione all’incontro sessuale.

Le tecniche e gli strumenti, che gli saranno resi dapprima in teoria e in pratica, gli permetteranno di ristrutturare le proprie credenze e profezie di fallimento.

Si tratta di errori di pensiero, distorti e disfunzionali. Se ci interrogassimo in quanti modi la mente umana può sbagliare, saremmo tentati di rispondere in infiniti modi a seconda delle circostanze. In realtà la mente può sbagliare in dodici modi diversi perché altrettante sono le categorie d’errore: pensiero dicotomico, ipergeneralizzazione, astrazione selettiva, squalificazione del lato positivo, lettura del pensiero, riferimento al destino, catastrofizzazione, minimizzazione, ragionamento emotivo, doverizzazione, etichettamento, personalizzazione.

Di seguito, la definizione di ciascuna:

  • Pensiero dicotomico: le cose sono viste in termini di categorie mutualmente escludentisi senza gradi intermedi. Ad esempio, una situazione o è un successo oppure è un fallimento; se una situazione non è proprio perfetta allora è un completo fallimento. Cioè le situazioni sono lette in modo estremo e non nella giusta misura: “O tutto o nulla”.
  • Ipergeneralizzazione: uno specifico evento è visto come essere caratteristica di vita in generale piuttosto che come essere un evento fra tanti. Ad esempio, concludere che se qualcuno ha mostrato un atteggiamento sconsiderato in una occasione, non considera poi le altre situazioni in cui ha avuto atteggiamenti più opportuni. È “fare di tutta l’erba un fascio” perché qualcosa è successo in passato e dunque succederà sempre in futuro, secondo una credenza disfunzionale.
  • Astrazione selettiva: un aspetto di una situazione complessa è il focus dell’attenzione ed altri aspetti rilevanti della situazione sono ignorati. Ad esempio, focalizzare un commento negativo in un giudizio sul proprio lavoro trascurando altri aspetti positivi. È vedere il “bicchiere mezzo vuoto”: il paziente è portato a selezionare/evidenziare esclusivamente l’aspetto negativo della situazione e ad astrarre/cancellare tutto il resto.
  • Squalificazione del lato positivo: le esperienze positive che sono in contrasto con la visione negativa sono trascurate sostenendo che non contano. Ad esempio, non credere ai commenti positivi degli amici e colleghi dubitando che dicano ciò solo per gentilezza. In sintesi: “Ciò non conta nulla, conta di più…”.
  • Lettura del pensiero: le persone sostengono che altri individui stanno reagendo negativamente senza alcuna prova evidente di ciò che affermano. Ad esempio, affermare di sapere che l’altro pensa di sé negativamente anche contro la rassicurazione di quest’ultimo. È il classico pensiero del “Ti ho già capito”.
  • Riferimento al destino: l’individuo reagisce come se le proprie aspettative negative sugli eventi futuri siano fatti stabiliti. Ad esempio, il pensare che qualcuno lo abbandonerà e che lo sa già, e agire come se ciò fosse vero. È il paziente che guarda al futuro col pensiero del “Lo so già”.
  • Catastrofizzazione: gli eventi negativi che possono capitare sono trattati come intollerabili catastrofi piuttosto che essere visti nella giusta prospettiva. Ad esempio, il disperarsi dopo una brutta figura come se fosse una catastrofe terribile e non come una situazione semplicemente imbarazzante e spiacevole. Un errore basato sul concetto di “È terribile se…”: il paziente con attacchi di panico comincia a sovradimensionare le situazioni e a vedere le situazioni temute come estremamente terribili.
  • Minimizzazione: le esperienze e le situazioni positive sono trattate come reali ma insignificanti. Ad esempio, il pensare che in una cosa si è positivi ma che essa non conta in confronto ad un’altra più importante, secondo la logica del “Niente conta veramente di quello che faccio”.
  • Ragionamento emotivo: considerare le reazioni emotive come reazioni strettamente attendibili della situazione reale. Ad esempio, decidere che siccome ci si sente sfiduciati, la situazione è senza speranza. Un assurdo logico basato sul pensiero che “Se mi sento così (es: triste), allora è vero (che la situazione è negativa)”.
  • Doverizzazione: l’uso di “dovrei”, “devo”, “bisogna”, “si deve”, ecc… per assicurare la necessaria motivazione e il controllo al comportamento. Ad esempio, il pensare che un amico deve stimarci, perché bisogna stimare gli amici. Chi compie tale errore si basa sui concetti di “devo…”, “si dovrebbe…”, “gli altri devono…”. In questa categoria vi è, da parte del paziente, la percezione del dovere della sua condotta e della doverizzazione degli altri nei suoi confronti: ogni volta che ci s’impone di fare qualcosa o ci si aspetta qualcosa da altri, si sta male perché il senso di costrizione per sé nei confronti degli altri (“devo fare”) o per gli altri nei confronti di sè (“gli altri devono fare”) induce a un’emozione negativa (delusione, tristezza, rabbia).
  • Etichettamento: attaccare una etichetta globale a qualcuno piuttosto che riferirsi a specifici eventi o azioni (“È un”). Ad esempio, il pensare che si è un fallimento piuttosto che si è inadatti a fare una certa cosa. Questo errore induce a dare delle etichette globali a qualcuno o qualcosa che risultano limitanti e riduttive nella percezione di questi qualcuno o qualcosa.
  • Personalizzazione: assumere che una è la causa di un particolare evento quando nei fatti sono responsabili altri fattori. Ad esempio, considerare che una momentanea assenza di amicizie è il riflesso della propria inadeguatezza piuttosto che un caso, addossandosi ogni colpa (“È colpa mia se…”). Una personalizzazione del paziente rispetto alla propria condizione (cioè addossarsi ogni tipo di colpa), gli comporterebbe come conseguenza un’emozione negativa.

La soluzione che consente di prevenire di incappare in queste dodici categorie d’errore di pensiero è la ritrutturazione cognitiva, ovvero la conoscenza degli assurdi logici che la mente umana può compiere e il loro riconoscimento.

A tal proposito, è opportuno descrivere due strumenti tecnici particolarmente importanti e di cui lo psicoterapeuta fornisce alla persona le corrette modalità d’uso: il “Modello ABCD”e il “Laddering”. Descriviamoli:

  • Modello “ABCD”: si tratta di una tecnica usata per consapevolizzare il paziente di come i suoi pensieri di interpretazione degli eventi che avvengono in una determinata situazione reale o dei ricordi, scaturiscano le emozioni di base (gioia, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, disgusto) che prova. È un modello “ABCD” a quattro colonne congiunte da frecce consequenziali, in cui la colonna di “A” sta ad indicare la situazione (“Che cosa è successo?”), la “B” indica i pensieri (“Che cosa ho pensato?”), la “C” indica i sintomi e le espressioni fisiche, ovvero la reazione emotiva (“Come mi sono sentito?”), la “D” indica la condotta (“Che cosa ho fatto?”). Situazione rappresentativa di Modello ABCD relativo ad ansia generalizzata:
  1. Sono a casa, ma tra un paio d’ore ho un appuntamento con una donna.
  2. Penso che in caso di rapporto sessuale, non produrrò l’erezione.
  3. Ho paura.
  4. Non produrrò l’erezione (o per prevenire la defaillance, eviterò l’appuntamento).

È utile rimarcare il fatto che la reazione emotiva sia una conseguenza diretta dei pensieri del paziente e non di ciò che è successo: il pensiero è il fulcro di tutto, in particolare di quelle profezie che, purtroppo, si autoavverano.

  • Laddering: è una tecnica che consente di analizzare e di riconoscere il flusso di pensieri che la mente pone in essere (lavora sul “B” del Modello ABCD). Secondo alcuni studi scientifici ogni uomo compie quotidianamente circa 60mila pensieri, dei quali riesce a riconoscerne solo una minima parte (mille, duemila al massimo). Il laddering permette di ricostruire il legame esistente tra un pensiero e l’altro, da cui scaturisce la concatenazione di pensieri. I pensieri si legano tra loro innanzitutto per associazione: la mente ricava le informazioni dalla propria memoria a breve/lungo termine associandole alle informazioni contemporanee, producendo il pensiero successivo e così via. Il paziente vittima di eiaculazione precoce si sente in un attimo travolto da migliaia di pensieri che non riesce a bloccare e gli provocano un ventaglio di emozioni violente e veloci che non è in grado di comprendere, scaturendo determinate risposte scoraggianti.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, dunque, fornisce le pratiche per attuare un modo di ragionare più equilibrato e razionale nel fronteggiamento dell’appuntamento sessuale con uno spirito emotivo positivo. Conseguire questo obiettivo vuol dire approcciarsi con più serenità, naturalezza e spontaneità all’incontro intimo con la partner. Ne gioverà la qualità dell’erezione e dell’atto sessuale in generale, nonché il piacere della coppia.

Questo approccio terapico, lo ribadiamo in definitiva, va a intervenire analogamente sui pensieri e sui comportamenti del paziente, educandolo a rimuovere i meccanismi cognitivi di autosvalutazione e di tensione che, fino a quel momento, hanno inciso sulla mancanza o sulla perdita dell’erezione.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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