Cura per l’ansia

LA CURA PER L’ANSIA

La cura dell’ansia è una tematica molto importante e particolarmente richiesta.

Per dare risposta al quesito dei pazienti che richiedono quale sia la modalità più corretta ed efficace per porre rimedio al problema, occorre chiarire innanzitutto il concetto di “cura”.

Ciò che ognuno di noi intende in riferimento a questo termine è naturalmente la risoluzione e la remissione definitiva di tutti i sintomi presentati dal disturbo e non semplicemente il tamponamento, sebbene ci siano determinati problemi fisici i cui sintomi possono essere soltanto sedati: ad esempio, nel caso dell’ipertensione il farmaco prescritto dal medico serve a limitare la pressione arteriosa, a dare degli equilibri diversi e, dunque, ad alleviare le espressioni sintomatiche ipertensive; o ancora, negli esempi del diabete e dell’iperglicemia, il medicinale va a limitare la quantità di zuccheri presenti e circolanti nel sangue al fine di evitare le conseguenze a breve e lungo termine per iperglicemia.

Per quanto riguarda l’ansia e i suoi disturbi, la cura va intesa nel senso di remissione completa e definitiva di tutti i sintomi che il paziente avverte e una diminuzione a lungo termine, fino all’annullamento totale, di tutte le manifestazioni fisiche che il soggetto lamenta.

Le principali strategie di intervento sono due:

  1. Assunzione di psicofarmaci, ovvero la prescrizione del medico di ansiolitici che spesso sono associati ad antidepressivi.
  2. Trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

In studio si assiste di sovente a storie di pazienti che riferiscono di somministrare psicofarmaci quotidianamente e da diversi anni senza aver conseguito, però, una reale guarigione e, nella maggior parte dei casi, senza alcun effettivo miglioramento della condizione clinica.

Comunicano, al contempo, l’instaurazione di un rapporto di stretta dipendenza dal medicinale, in quanto, qualora ne sospendessero l’assunzione, ritornerebbe a percepire una manifestazione ancora più forte e intensa della sintomatologia caratteristica del disturbo.

D’altro canto però, nel caso emblematico di un paziente con attacchi di panico, le limitazioni in termini di spostamenti e di tranquillità nel momento in cui si ritrovi in luoghi o situazioni reputati come pericolosi per sè, non risultano attenuate né modificate dall’assunzione di psicofarmaci. Tale condizione lo induce a non esporsi al fronteggiamento di queste circostanza, andando ad adottare la strategia autoprotettiva (sbagliata) dell’evitamento. Il trattamento farmacologico, pertanto, non ha apportato alcun beneficio né tanto meno una cura al problema originario del disturo d’ansia.

Nel corso delle sedute sono numerosi i pazienti che raccontano di una lunga storia di diverse consulenze psichiatriche e neurologiche che, nel corso degli anni, hanno modificato o riadattato delle terapie farmacologiche già prescritte le quali, però, in una moltitudine di pazienti non si sono rivelate la giusta soluzione al problema, costringendola così a convivere, anche a distanza di gran tempo, con i sintomi tipici dell’ansia e del panico.

Una triste vicenda, quest’ultima, che porta il soggetto sofferente ad innescare degli schemi cognitivi che gli provocano scoraggiamento, persuadendolo alla convinzione di essere prigioniero di un disturbo destinato ad essere incurabile e cronico per la propria esistenza.

È bene precisare, a questo punto, che si tratti di una convinzione estremamente erronea, dettata dai risvolti psicologici di stati emotivi di rassegnazione e di tristezza: il problema dell’ansia e dell’attacco di panico è risolvibile, anche a distanza di più anni dall’esordio.

La cura che può fare la differenza, nonché indicato quale trattamento elettivo del disturbo dalla letteratura scientifica mondiale, è la psicoterapia cognitivo-comportamentale originale: la presenza e la guida di uno psicoterapeuta addestrato con corsi di specializzazione a questo approccio terapeutico porrà a disposizione dell’apprendimento del paziente quelle strategie e quelle tecniche giuste e utili a combattere il problema.

Il primo step verso la guarigione è la psicoeducazione, cioè la spiegazione dei meccanismi dell’ansia, il perché della sua manifestazione, gli strumenti conoscitivi sui sintomi che ne conseguono, al fine di comprendere le cause da cui scaturiscono determinate espressioni psicologiche e fisiche, rilevando da questo il legame di stretta relazione esistente tra pensieri, emozioni e azioni.

Viene esplicato come il paziente faccia scattare una serie di pensieri inducendo la mente a compiere delle associazioni particolari rispetto alla situazione alla quale ci si sta esponendo in quel momento o rispetto ad una situazione prossima o futura da vivere. Associazioni che producono delle emozioni ben precise e che hanno tutte la paura come comune denominatore: se il soggetto ritiene che una certa situazione o un determinato luogo possa essere causa dello scatenarsi di una crisi d’ansia o di panico, avrà conseguentemente sensazioni di timore (timore di svenire, di perdere il controllo, di avere un infarto o un ictus, o semplicemente di non riuscire a spostarsi dal luogo in caso di malessere per ricevere i pronti soccorsi, da cui lo spettro della morte).

Tali emozioni di paura produrranno come dirette conseguenze delle manifestazioni fisiche caratteristiche e identificative, per le quali il punto di riferimento più importante nella valutazione di questi disturbi psicologici è il DSM, ovvero il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali sul quale sono raccolte tutte le schede di ogni disturbo e per ognuna di esse vengono indicati i sintomi riferiti all’etichetta diagnostica.

Le espressioni e i sintomi fisici distintivi (e riconosciuti ufficialmente) della crisi di ansia e di attacco di panico sono tredici, e una crisi può dirsi tale se il paziente ne riconosce almeno cinque.

Essi sono:

  1. Palpitazioni: cardiolpalmo o tachicardia.
  2. Sudorazione: tipicamente alla fronte e/o alle mani.
  3. Tremori fini o grandi scosse: anche generalizzati in tutto il corpo.
  4. Dispnea o sensazione di soffocamento.
  5. Sensazione di asfissia: si percepisce un groppo alla gola che pare impedisca il passaggio dell’aria.
  6. Dolore o fastidio al petto: peso e/o dolore al petto, in ogni sua parte, anche al centro in prossimità del cuore.
  7. Nausea o disturbi addominali: il che provoca vomiti o continua urinazione e/o defecazione.
  8. Sensazione di sbandamento, instabilità, testa leggera o svenimento.
  9. Derealizzazione, sensazione di irrealtà o depersonalizzazione, sensazione di essere distaccati da se stessi: trattasi non di svenimento, bensì di ottundimento della percezione, che risulta ovattata o amplificata.
  10. Paura di perdere il controllo o di impazzire: il paziente è portato a temere questo soprattutto quando le crisi si ripetono nel tempo con cadenza regolare, senza preavviso e senza alcuna logica apparente (ma che in realtà esiste).
  11. Paura di morire: è un sintomo particolarmente importante nelle fasi iniziali di apparizione delle crisi. Il paziente, che è in stato confusionario e allarmato, teme che quelle sensazioni fisiche che sta lamentando possano condurlo a perdere la vita. Ma va precisato che l’attacco di panico non provoca in alcun modo la morte.
  12. Parestesia, sensazione di torpore o di formicolio: localizzata all’estremità delle dita, ai piedi, addormentamento al viso, al mento, alle labbra.
  13. Brividi di freddo o vampate di calore: i pazienti descrivono di percepire brividi al corpo o vampate al viso o alle mani.  

Tali manifestazioni sintomatologiche sono conseguenze della paura, ma quest’ultima è conseguenza di qualcosa che sta ancor prima dell’aspetto emotivo provato, ossia i pensieri fatti dal paziente relativamente al luogo o alla situazione che sta vivendo o che si appresta a frequentare. Ed è evidente che si tratti di meccanismi cognitivi orientati verso una sola direzione, la quale prospetta gli scenari peggiori in cui si può o potrà essere vittime di una crisi d’ansia o di panico.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale insegna come questa tipologia di pensieri posti in essere dal soggetto ansimante sia del tutto distorta e disfunzionale: la prospettiva di ritrovarsi in un posto avvertito come minaccioso e pericoloso per l’incolumità della propria vita è un inganno puramente mentale. Basterebbe, infatti, guardarsi intorno a sé in modo razionale per cogliere che l’errore appartiene soltanto alla propria persona e a nessun altro, altrimenti se determinate situazioni o certi luoghi avessero come effetto generalizzato la produzione di sentimenti di paura e di agitazione non sarebbero vissute né frequentati da alcun individuo.

Ovviamente, non è così semplice per un paziente con ansia e attacchi di panico distinguere tra una situazione di pericolosità effettiva e una di pericolosità immaginaria: per lui la situazione è avvertita esclusivamente come una minaccia assoluta. Perciò, fino a quando i pensieri del soggetto resteranno tali e quali di paura, sarà impossibile non provare delle emozioni ad essa affini e non vivere delle espressioni fisiche legate all’ansia che ne scaturisce.

La cura che passa dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale fornisce degli strumenti per risolvere definitivamente questa disfunzionalità a livello di pensieri, la quale comporta come conseguenza i sintomi avvertiti dal pazienti, tipici della manifestazione di ansia.

Le tecniche e le strategie insegnate daranno l’opportunità di comprendere e riconoscere i flussi di pensiero distorti al fine di correggerli e ristrutturarli in una forma nuova, corretta e funzionale.

L’apprendimento teorico e, dunque, l’applicazione pratica di questi strumenti indurranno a un graduale e progressivo miglioramento della sintomatologia di ansia e di panico fino al suo declino completo.

La cura di un disturbo si configura allora come l’intervento che modifica delle condizioni patologiche di malessere portando a una remissione totale dei suoi sintomi.

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