Cos’è l’eiaculazione precoce

COS’È L’EIACULAZIONE PRECOCE

L’eiaculazione precoce è un problema particolarmente diffuso tra gli uomini e interessa la popolazione maschile in generale, piuttosto indistintamente in termini di età: si rileva, tuttavia, che sia più comune tra i più giovani, in virtù anche della loro scarsa dose di esperienza nell’approccio ai rapporti sessuali.

Si configura come un disturbo che va ad intaccare il piacere sessuale reciproco nella coppia di partner che vive l’intimità: si tratta, infatti, di un raggiungimento prematuro dell’amplesso orgasmico da parte dell’uomo il quale, dopo poche spinte coitali (da  5 a 10 al massimo, anche meno in certi casi), ovvero dopo un minutaggio estremamente esiguo dall’avvio della performance (da 1 a 3 minuti), verifica su di sé un riflesso eiaculatorio incontrollabile e involontario che gli impedisce, pertanto, di proseguire nell’atto penetrativo e di soddisfare adeguatamente le aspettative della propria donna.

Nel 1917 Karl Abraham fornì una descrizione dell’eiaculazione rapida, definendolo “ejaculatio praecox”: in generale, nei primi decenni del Novecento, la psicanalisi configurava l’eiaculazione come una nevrosi correlata a conflitti dell’inconscio del paziente, e veniva approcciata tramite l’analisi. Nel 1943 l’endocrinologo tedesco Bernhard Schapiro, basando il proprio pensiero su una concezione dell’eiaculazione precoce quale un disturbo psicosomatico, asserì che i riflessi eiaculatori prematuri fossero manifestazioni fisiche ascrivibili a fattori eziologici sia biologici che psicologici. Fornì, inoltre, la differenziazione del disturbo in due tipologie, Tipo B e Tipo A, che nel 1989 Godpodinoff rinominò come “lifelong”, ovvero eiaculazione primaria, e “acquisita”, ossia l’eiaculazione secondaria.

L’International Society for Sexual Medicine (in sigla ISSM) ha esposto una definizione completa della patologia, mettendo in risalto i punti fondamentali (e critici) del meccanismo eiaculatorio preso in esame: ha descritto l’eiaculazione precoce primaria come quel fatto che si verifica antecedentemento o entro il limite massimo di un minuto dall’inizio del rapporto penetrativo, e l’eiaculazione secondaria quella che, invece, ritarda poco di più, ma resta ugualmente precoce, tra il primo minuto e il terzo. Entrambe, comunque, rendono impraticabile l’eventualità di posticipare il riflesso eiaculatorio e di continuare la penetrazione sessuale.

Questi episodi hanno ripercussioni psicologiche importanti tanto su chi ne è vittima diretta, l’uomo, che avvierà su di sé dei pensieri di autsqualificazione e di autosvalutazione, quanto sulla vittima secondaria, ovvero la donna, che non si sentirà appagata dalla performance poco gratificante del partner.

Seguiranno, pertanto, sofferenza, fastidio, frustrazione e, in molti casi, l’evitamento della intimità sessuale, e i motivi sono reali ed evidenti: l’eiaculazione si manifesta prima che la coppia lo desideri, quando ancora non ha raggiunto il giusto grado di appagamento; il riflesso eiaculatorio appare incontrollabile; il disagio creato dal problema provoca stati emotivi negativi sia nel singolo che nella coppia che risulta compromessa nel suo momento di più naturale complicità e intimità.

Non esiste, però, un criterio preciso o una sintomatologia esatta che prestabilisca quando è effettivamente possibile diagnosticare una reale forma di eiaculazione precoce, in quanto non c’è una durata oggettiva del minutaggio di un uomo durante il rapporto.

Anche laddove la percentuale statistica di donne insoddisfatte a causa del raggiungimento rapido dell’amplesso da parte dei propri partner risultasse piuttosto elevata, il dato numerico non potrebbe definirsi del tutto attendibile e obiettivo per identificare la profusione del disturbo, dal momento che bisognerebbe aprire un’indagne sulle capacità orgasmiche della donna, caso per caso.

La spiegazione non univoca del problema, pertanto, complica la possibilità di individuare un’esatta percentuale d’incidenza della patologia eiaculatoria sulla popolazione maschile mondiale, tuttavia gli studi scientifici rilevano che a soffrire siano almeno il 20-30% degli uomini.

Prima di indicare gli approcci curativi più consoni al trattamento del problema, è opportuno descrivere brevemente le tappe naturali che scandiscono l’eiaculazione maschile. Si tratta di due momenti:

  1. Emissione: caratterizzata per i movimenti all’interno dell’albero genitale, per la progressione degli spermatozoi in direzione del pene e per la produzione delle secrezioni prostatiche e delle vescichette seminali.
  2. Espulsione: anticipata dalla chiusura del collo della vescica, è caratterizzata dall’inevitabile fuoriscita del liquido seminale, segno tangibile del raggiungimento dell’amplesso.

Nei casi patologici, questo meccanismo naturale avviene in modo precoce. E le ragioni che lo causano possono avere o natura fisico-organica oppure, nella maggior parte delle situazioni, natura psicologica.

Per comprendere a quali delle due matrici debba essere ascritta l’insorgenza del disturbo, è necessario che la persona che ne soffre si sottoponga dapprima a degli esami medici con cui può appurare o scartare l’origine organica dell’eiaculazione preoce.

Conclusi gli approfondimenti clinici, accertata la sanità fisica, bisognerà spostarsi sulla sfera psicogena: il riflesso eiaculatorio prematuro è una conseguenza diretta dei meccanismi cognitivi posti in essere dal paziente nel momento d’imminenza all’incontro sessuale.

La cura psicologica del problema può avvenire sotto due diverse forme: trattamento (psico)farmacologico e trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Il primo ha una buona efficacia nel tamponamento del disturbo, tuttavia non consente di conseguirne la cura definitiva, perciò i farmaci prescritti andrebbero a protarre l’assunzione in modo cronico o situazionale in concomitanza al rapporto. Le due classi di farmaci con cui si rileva la possibilità concreta di ritardare il riflesso eiaculatorio sono i bloccanti alfa-adrenergici e gli antidepressivi serotoninergici.

Il secondo, quello cognitivo-comportamentale, è l’approccio alternativo, generalmente usato in combinazione a quello farmacologico, ma elettivo per la cura della patologia eiaculatoria.

Esso, come ben esplicitato dal suo nome, interviene in contemporanea sulla psiche e sulle condotte del paziente: a differenza del primo trattamento, non agisce sul sintomo fisico che caratterizza il problema (il riflesso eiaculatorio precoce), ma interviene sulla causa originaria da cui scaturisce la manifestazione fisica, ossia sui pensieri.

Lo psicoterapeuta infatti, dopo aver appreso la situazione personale del soggetto, fornirà gli strumenti teorici e pratici grazie ai quali il paziente potrà comprendere perché sopraggiunge il problema e perché, verificatolo con costanza, genera degli stati emotivi negativi di disagio, preoccupazione  e autosvalutazione.

Nel corso delle sedute, infatti, verranno fornite quelle strategie utili e corrette per prevenire l’innesco di quei meccanismi mentali che procurano l’ansia da prestazione, ovvero di quegli inganni cognitivi che si classificano nelle dodici categorie scientifiche di errori di pensiero in cui la psiche umana può incappare: pensiero dicotomico, ipergeneralizzazione, astrazione selettiva, squalificazione del lato positivo, lettura del pensiero, riferimento al destino, catastrofizzazione, minimizzazione, ragionamento emotivo, doverizzazione, etichettamento, personalizzazione.

La ritrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali e distorti indurrà il paziente ad elaborare una nuova tipologia di meccanismi cognitivi, indubbiamente più positivi e ottimistici rispetto a quelli oscuri che fino ad allora hanno tormentato lui e la sua relazione di coppia.

Tra le strategie tecniche insegnate a seduta, quelle fondamentali sono: il “Modello ABCD”e il “Laddering”, grazie ai quali è possibile cogliere la logica consequenziale di propagazione della patologia e la ricostruzione dei flussi di pensiero invasivi che agitano la psiche del paziente.

Con la psicoterapia cognitivo-comportamentale, dunque, sarà possibile conseguire la cura reale del disturbo, ovvero una remissione completa e definitiva dell’eiaculazione precoce, partendo dalla consapevolezza che cambiando i pensieri, muteranno le emozioni avvertite e, di riflesso, l’incontro sessuale ritornerà ad essere il momento naturale più bello e piacevole per la coppia.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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