Come mantenere l’erezione: alcuni consigli

COME MANTENERE L’EREZIONE

Per comprendere come mantenere l’erezione bisogna cogliere dapprima le dinamiche che consentono di produrla. E se non si presenta secondo una corretta funzionalità, è necessario individuare la natura della causa alla base del problema, se fisica/organica o se psicologica/cognitiva.

Bisogna distinguere, inoltre, se la difficoltà erettile si verifichi esclusivamente al momento dell’approccio con l’incontro sessuale con la propria partner o se, invece, sia generalizzata e interessi ogni momento della vita del paziente, anche quand’è da solo.

In questo secondo caso, infatti, occorre procedere con un’indagine medico-specialistica che attesti la causa della disfunzione o la correlazione del disturbo a un’altra malattia che l’ha determinata (come il diabete, l’ipertensione, un problema tiroideo, un problema circolatorio, ecc…).

Fatto diverso, invece, è se il paziente riferisce di avvertire il problema durante il rapporto sessuale o in quelle circostanze da cui potrebbe scaturire una performance con la propria donna: si tratta, in tal caso, di problema legato alla psiche e prende il nome scientifico di “ansia da prestazione sessuale”. Questa tipologia di pazienti, infatti, riferisce di raggiungere l’erezione, con una buona consistenza e durata, quand’egli è da solo, lontano da una situazione in cui gli sarebbe richiesto di avviare un rapporto penetrativo con la propria partner. È il caso delle erezioni spontanee notturne tipiche della fase REM o di quelle al risveglio mattutino, o ancora della pratica masturbatoria di autoerotismo: in queste circostanze il paziente non deve dar conto ad altri della propria performance, non ha paura di incappare in defaillance, è tranquillo, si eccita e produce l’erezione in modo normale. La difficoltà erettile, pertanto, si verifica esclusivamente in quelle situazioni intime in cui il paziente dovrebbe “dar conto” di sé alla partner, ossia quando gli viene richiesto la penetrazione: questi fatti gli innescano ansia rispetto alla prestazione sessuale e, data l’impossibilità di eccitarsi, gli producono la disfunzione erettile, con la creazione di pensieri ricolmi di preoccupazione, negatività e autosqualificazione. Il paziente, in particolare, si focalizza spaventato sulla durata della propria erezione e sulle conseguenze cui potrebbe andare incontro qualora non riuscisse a produrla correttamente o la perdesse mentre penetra la partner: da qui gli schemi mentali insinuanti che lo tormentano sul cattivo giudizio che la donna potrebbe addosargli, sul suo essere un fallimento, sulla perdita di autostima. Il timore inconscio di non riuscire ad avere un’erezione e di non poter procedere, per questo, all’azione penetrativa e al soddisfacimento della partner, e la considerazione di tale problema quale irrisolvibile, andrà a compromettere indubbiamente la produzione dell’erezione stessa. E in numerosi casi, la defaillance o i fallimenti in serie – contestualizzata in modo sbagliato dal paziente secondo l’illogico cognitivo della catastrofizzazione, secondo cui gli eventi negativi che possono capitare sono trattati come intollerabili catastrofi piuttosto che essere visti nella giusta prospettiva: “È gravissimo non riuscire a soddifare una donna”, penserà il paziente, ma non è assolutamente ciò che di più grave possa accadere nella vita, anche perché è perfettamente risolvibile – portano il soggetto a rifugiarsi nella strategia autoprotettiva dell’evitamento della situazione o di quelle circostanze che implicherebbero la possiblità di consumare un rapporto intimo. Evitare però vuol dire fuggire e non fronteggiare il problema: si tratta di un’azione di difesa completamente errata e controproducente, dal momento che non fa altro che alimentare le paure e accrescere il disturbo di ansia da prestazione sessuale.

Alcuni pazienti raccontano in studio di problemi d’erezione con uno strano andamento, nel senso che con alcune partner sessuali sono ad avere un’erezione e a procedere col rapporto , mentre con altre non sono stati in grado di produrre l’erezione e di consumare una performance. Una situazione del genere può caratterizzare, ad esempio, l’esperienza di un uomo separatosi da poco dalla moglie, dalla compagna o dalla fidanzata e che, dopo una vita matrimoniale, di convivenza o di fidanzamento con una vita sessuale attiva e soddisfacente, non riesce ad avere una normale funzionalità erettile in presenza di una nuova partner sessuale. Alla base di questo episodio increscioso vi è, oltre al cambiamento della situazione (si tratta di una donna diversa dalla propria ex moglie/compagna/fidanzata), soprattutto il mutamento di pensiero nell’approccio al rapporto intimo: alla complicità, alla certezza e alla confidenza abituale con la vecchia partner ora vi subentrano dei dubbi e la paura di non esserne all’altezza, da cui la mancata eccitazione per carenza di rilassamento e serenità. Emozioni negative quali paura e tristezza, dunque, non consentono al soggetto di produrre l’erezione. Soltanto comprendendo le dinamiche cognitive che assicurano una corretta funzionalità erettile, in termini di produzione e mantenimento della stessa, si può curare il problema: risolvendo la causa-pensiero si risolverà anche il sintomo/emozione/condotta-conseguenza.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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