Cialis, Levitra, Viagra: fuzionano come farmaci per l’erezione?

CIALIS, LEVITRA, VIAGRA: FARMACI CHE FUNZIONANO PER L’EREZIONE? E SE NON FUNZIONA?

Levitra, Cialis e Viagra sono tra i più comuni farmaci vasodilatatori: essi esercitano un’azione di rilassamento nei confronti dei muscoli dei vasi sanguigni comportando la conseguente dilatazione degli stessi. L’utilità della loro somministrazione nei pazienti con problemi di disfunzione erettile dipende dalle cause del problema stesso: cioè, se di natura fisica o se di matrice psicogena.

Essi sono efficaci in quei soggetti la cui disfunzionalità è conseguenza di un problema organico: ossia vi è una causa fisica all’origine della mancanza, della debolezza o dell’incompletezza del disturbo. Tra questi problemi organici si può fare menzione del diabete o, più semplicemente, della fase fisiologica di graduale invecchiamento (con l’avanzare degli anni anche i vasi subiscono un invecchiamento, una sclerotizzazione che ne causa una riduzione sostanziale dell’elasticità): in questi e in altri casi simili, il farmaco può rappresentare un supporto valido, ma la loro prescrizione va effettuata sulla base di un obiettivo studio clinico che attesti l’origine fisica del problema di erezione (è il medico curante, in prima battuta, ad avviare le indagini; è consigliabile un successivo consulto presso uno specialista urologo-andrologo).

Se, al contrario, siffatti approfondimenti medici stabiliscono la sanità fisica del paziente il quale, tuttavia, presenta una scorretta funzionalità erettile, la giusta diagnosi risale ad una forma psicologica del problema. È piuttosto logico che per questa tipologia di persone l’uso del farmaco visodilatatore è sconsigliato oltre che inutile: ciò che va ristrutturato non è la fisiologia dilatatoria dei vasi sanguigni, bensì lo schema cognitivo del soggetto.

Essendo di matrice psicogena, il disturbo è etichettato come “ansia da prestazione sessuale”: la cartina di tornasole per comprendere se il problema si possa qualificare come tale è quella particolare dinamica, riferita da ogni paziente, in cui l’erezione è assolutamente raggiungibile, con una buona consistenza e durata, quand’egli è da solo, lontano da una situazione in cui gli sarebbe richiesto consumare un rapporto con la propria partner. Ci si riferisce alle erezioni spontanee notturne tipiche della fase REM o a quelle del risveglio mattutino, o ancora alla pratica masturbatoria di autoerotismo: in queste circostanze il paziente non deve dar conto ad altri della propria performance, non ha paura di alcun tipo di fallimento, è sereno ed è per questo in grado di eccitarsi e di produrre l’erezione in modo normale. Dunque è la paura di fallire in una certa occasione in cui il paziente dovrebbe “dar conto” di sé alla partner a innescare l’ansia da prestazione sessuale, la disfunzione erettile e la messa in circolo di flussi di pensiero di preoccupazione altamente negativi e autosqualificanti. Laddove cresca l’ansia, si accrescono per conseguenza l’impossibilità di eccitarsi e di produrre l’erezione. Sono i pensieri disfunzionali, pertanto, a produrre la paura.

I pazienti che si presentano in studio raccontano di aver già vissuto una crisi erettile d’esordio o in più di un’occasione, che l’ha spinto ad approdare, con belle speranze per la risoluzione del problema, alla somministrazione dei suddetti farmaci vasodilatatori. Al contempo, essi sottolineano il fatto che questi medicinali, però, o hanno avuto dei risvolti più o meno positivi nell’immediato primo periodo di assunzione o, addirittura e più spesso, non hanno apportato alcun effetto benefico al disturbo. Questi farmaci, infatti, seppur potenti, non possono intervenire sulla psicologia della mente umana alleviando l’ansia  e mutando i pensieri distorti che hanno ingenerato lo stato d’agitazione. Quei casi in cui il medicinale abbia aiutato il paziente nelle sue prime assunzioni si spiegano col fatto che la persona si sia approssimata all’incontro sessuale con dei pensieri leggermente differenti e con meno incertezza, puntando di avere con sé il jolly vincente, il farmaco appunto: in altre parole, il pensiero di fallire era supportato e controbilanciato dalla possibilità del farmaco potente. Ma come detto, si tratta di una situazione puramente momentanea, perché la ristrutturazione completa degli schemi cognitivi presenta un’altra soluzione, ovvero un trattamento di approccio psicologico.

Esiste un legame sottile tra psiche, stato d’animo ed erezione, in cui quest’ultima non è automatizzata (bisogna essere consapevoli che non è un fatto scontato che, a letto con una donna, l’erezione ci sia o ci debba essere sempre), ma è una conseguenza dei pensieri e delle emozioni provati dal soggetto. Dunque è molto probabile che la mancata erezione d’esordio sia ascrivibile a fattori esterni, quali la stanchezza lavorativa, l’affaticamento fisico, lo stress psicologico, la preoccupazione per la salute propria e/o di persone care, i problemi professionali: elementi che potrebbero aver comportato una riduzione del desiderio sessuale e, di riflesso, anche l’eccitazione viene meno. Quando il pensiero non è focalizzato sulla performance sessuale, ma è rivolto altrove, si inibisce il meccanismo eccitante che, a sua volta, provoca l’inibizione dell’erezione ad esso connessa e, infine, la defaillance esordiente. È un episodio destabilizzante per chi lo vive e va a minare le certezze del paziente circa la sua possibilità, in occasioni future, di essere capace di produrre l’erezione e di portare a compimento un atto penetrativo. Non solo: questi dubbi vanno ad alimentare i suoi pensieri disfunzionali incentrati sulla paura di un nuovo fallimento, di un giudizio negativo da parte della partner e dell’impossibilità a risolvere il problema (da cui, per catastrofizzazione, si ipotizza una rinuncia definitiva al sesso). Pur supportato dai vasodilatatori, quindi, se tali sono le dinamiche, il paziente non sarà in grado di produrre e di mantenere una funzionalità erettile adeguata e normale.

La cura del problema consiste nella comprensione psicologica di queste dinamiche. A tal proposito, ciò che si suggerisce è un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, grazie al quale il paziente potrà apprendere quelle logiche strategiche sottese ai meccanismi tra psiche e corpo. Individuando nei pensieri la causa scatenante del disturbo erettile, il terapeuta fornirà le tecniche utili a correggere e ristrutturare i pensieri distorti posti in essere dalla persona: la regola consiste nel fatto che se cambia il pensiero, cambia di conseguenza l’emozione avvertita. Eliminando l’ansia e la paura si avrà la possibilità di riconquistare la corretta funzionalità erettile.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

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