Cause del disturbo ossessivo compulsivo

CAUSE DEL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Il disturbo ossessivo-compulsivo, siglato DOC, apparteneva dapprima alla famiglia dei “disturbi d’ansia”, per essere classificato, successivamente, quale “disturbo mentale” caratterizzato dalle manifestazioni sintomatologiche di ossessioni, compulsioni o ambedue.

Il meccanismo che s’innesca in chi ne è vittima è quello di uno o più pensieri, impulsi e idee dal carattere fortemente ossessivo che ne invadono, sovrastano e affossano la serenità cognitiva, costruendo immagini di un’(ir)realtà altamente squalificante e angosciosa.

Il paziente in preda a queste alterazioni mentali tenta, dal suo canto, di opporre resistenza e di scacciarle via attraverso azioni concrete particolari o meccanismi psicologichi di distrazione: tali compulsioni, però, risultano vane ai fini dell’obiettivo auspicato, dal momento che la forza delle ossessioni è decisamente più grande della consistenza delle condotte di reazione adottate.

Il DOC è un “disordine psichico serotoninergico”: è stato provato, infatti, che nei soggetti con questa patologia è rilevabile una disfunzionalità trasmissiva della serotonina tra i neuroni del cervello.

Approfondiremo, di seguito, le cause che stanno alla base dell’insorgenza di questo disturbo. L’eziologia è triplice: causa genetica, causa autoimmune e causa individuale. Esaminiamole nel dettaglio:

  1. Causa genetica: la matrice genetica spiega esclusivamente i casi dei gemelli monozigoti, dal momento che le ricerche eseguite su di essi, hanno dimostrato, che se vengono divisi e collocati in condizioni diverse, non tutti potranno essere affetti dal DOC ma, ad esempio, ne potrà subire la patologia soltanto uno dei due o più fratelli.

Il risultato di uno studio scientifico compiuto nel Broad Institute di Cambridge ha individuato quattro geni responsabili della forza con cui alcuni neuroni aderiscono con le loro sinapsi ad altri neuroni: tutto ciò accresce la possibilità di essere affetti dal disturbo ossessivo-compulsivo. Si tratta, nello specifico, delle varianti dei geni NRXN1 e HTR2A, delegate all’alterazione strutturale di legame della sinapsi, del gene CTTNBP2 (preposto alla salvaguardia dell’integrità sinaptica) e del gene REEP3, che si occupa dell’accumulo, nelle vescicole delle cellule, dei neurotrasmettitori da rilasciare successivamente nella sinapsi.

Un altro studio avanzato dall’Istituto di Fisiologia della Julius-Maximilians-Universität a Würzburg (Germania) ha rilevato nel deficit di SPRED2, proteina presente in diverse parti cerebrali, una causa di DOC negli animali da laboratorio. L’attivazione smisurata della via di segnale TrkB/ERK-MAPK potrebbe innescare quel meccanismo, che si realizza nelle sinapsi talamo-amidgdaliche, attraverso cui il deficit di SPRED2 sia alla base dell’insorgenza del DOC.

In definitiva, un individuo che, nel corso della sua infanzia e adolescenza, abbia vissuto relazioni familiari contrassegnate dalla presenza di genitori o di altre figure care affetti da DOC o da tratti di personalità ossessiva, avrà una predisposizione genetica ancor più vulnerabile a contrarre il disturbo.

  1. Causa autoimmune: sono in via di approfondimento alcuni studi da cui potrebbe emergere la natura autoimmune del DOC, sviluppatosi posteriormente ad un’infezione che ha originato una patologia fisica. Il fattore che innescherebb questo meccanismo potrebbe essere concesso dalla reazione eccessiva allo streptococco B-emolitico di gruppo A. Questa sindrome, altresì detta PANDAS e che in diversi casi si concretizza con la Corea di Sydenham (è una forma di febbre reumatica a livello neurologico), causerebbe in alcuni pazienti la predisposizione al DOC. Quest’ultimo avrebbe un esordio piuttosto prematuro, prima dei 14 anni, con tic e alterazioni motorie, e potrebbe continuare anche a infezione passata.
  2. Causa individuale: diversi fattori individuali sono alla base dello sviluppo di determinati meccanismi cognitivi intrusivi e disagevoli, da cui scaturiscono ossessioni e compulsioni.

Tra questi motivi individuali rientrano certamento lo stress e l’umore angoscioso che si manifesta attraverso la commistione di stati di rabbia e tristezza. Gli studi scientifici dimostrano come certi tipi di pensieri si presentino maggiormente in concomitanza con contingenze di particolare affaticamento psicofisico, motivo per cui risulta complicato resistere, opporsi o sottovalutare tali inganni mentali di disperazione.

Si crede anche che, all’origine e all’elaborazione più intensa e frequente di pensieri indesiderati, possano giocare un ruolo importante le caratteristiche peculiari della personalità e dell’indole del soggetto interessato, tra le quali: una sensibilità elevata alla minaccia o al pericolo, l’ampia reiterazione di emozioni negative, la coscienziosità, un grande senso di responsabilità, la fermezza morale e la timidezza.

Per quanto concerne il trattamento curativo, esistono due vie, di cui la prima tende a completarsi con la seconda, che invece può proseguire anche da sé: si tratta, rispettivamente, del percorso farmacologico e di quello di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Il primo si concretizza attraverso la somministrazione del giusto dosaggio di medicinali, in particolare di quelli correlati alla presenza di clomiprina (come l’Anafranil), ovvero un principio attivo appartenente alla famiglia degli antidepressivi triciclici con proprietà inibitorie della ricaptazione neuronale della serotonina (5-HT) e della noradrenalina rilasciate nello spazio sinaptico, di cui non bisogna sforare l’assunzione oltre i massimali possibili.

Il secondo approccio di cura è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, un trattamento che agisce in contemporanea sui pensieri e sui comportamenti del soggetto, spesso e volentieri affiancato al trattamento suddetto dal momento che il fulcro della patologia ha sede nel cervello dell’individuo.

Con esso è possibile conseguire l’identificazione, da parte del paziente, degli inganni mentali che lo tormentano: lo specialista, infatti, fornirà le tecniche adeguate a comprendere i suoi errori, a ristrutturarli e a modificarli di natura, rendendoli positivi e ottimistici.

Lo psicoterapeuta, inoltre, dopo aver ascoltato la storia personale del paziente, lo renderà cosciente della possibilità di incappare in dodici categorie di inganni mentali: pensiero dicotomico, ipergeneralizzazione, astrazione selettiva, squalificazione del lato positivo, lettura del pensiero, riferimento al destino, catastrofizzazione, minimizzazione, ragionamento emotivo, doverizzazione, etichettamento, personalizzazione.

Per ciascuno di essi fornirà degli esempi illustrativi, integrandoli con strumenti teorici e pratici che guideranno il soggetto nell’elaborazione dei suoi nuovi pensieri e nell’attuazione delle sue relative nuove condotte.

Uno dei primi elementi ad essere messi a disposizione del paziente è il “Modello ABCD”, che permette la comprensione della sola causa reale da cui scaturisce una reazione emotiva, positiva o negativa: il pensiero.

Con il “Laddering”, altro strumento offerto al suo apprendimento, è possibile ricostruire e analizzare i flussi cognitivi posti in essere dalla mente.

Lo specialista, durante gli incontri, guiderà il soggetto nell’esposizione completa all’ossessione, esonerandolo però dalla possibilità di potersi rintanare nelle inefficaci strategie compulsive.

Attraverso le diverse tappe vissute durante il percorso psicoterapico, il paziente potrà finalmente riacquistare un modo di ragionare più equilibrato e moderato, adeguato al fronteggiamento delle attività quotidiane, libero da sensazioni ossessive e da azioni reattive di compulsione.

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