Attacchi di panico: cosa sono gli attacchi di panico

COSA SONO GLI ATTACCHI DI PANICO

“Disturbo di ansia generalizzata” e “Disturbo di attacchi di panico” sono le denominazioni diagnostiche che etichettano due disturbi particolarmente frequenti che appartengono alla medesima famiglia, ma con condizioni cliniche di manifestazione fra loro differenti.
L’ansia è una condizione di apprensione e di preoccupazione costante rispetto ad eventi futuri o presenti, che non termina di pari passo al concludersi dell’esposizione alla situazione che la scaturisce, bensì continua ad eccedere: per questo tipo di condizione ansimante si stima una durata di permanenza nel paziente di circa 6 mesi e oltre.
Il disturbo di attacchi di panico, invece, ha come criteri diagnostici una serie più articolata di tredici sintomi, dei quali è sufficiente riconoscerne almeno cinque per identificare, nel paziente, la presenza di questo disturbo. Fra questi, il sintomo principe è la tachicardia, cui si aggiungono la sudorazione, il tremore, la vampata di calore, il giramento di testa, il dolore o fastidio al petto, la paura di svenire o di perdere il controllo, il timore di impazzire o, addirittura, di poter morire di infarto in conseguenza delle manifestazioni sintomatiche vissute improvvisamente dal paziente senza alcuna ragione apparente.
Nelle prime fasi d’esordio dei sintomi, il paziente generalmente tende a rivolgersi al pronto soccorso, al proprio medico di fiducia e/o ai medici specialistici (cardiologo, neurologo, pneumologo, ecc..) finchè non si accerti della propria idoneità fisica a livello clinico: in lui non c’è traccia di problemi cardiaci, neurologici o pneumologici.
A questo punto comincia a farsi strada la diagnosi corretta, che trasferisce la natura del malessere da un piano fisico a uno psicologico. La valutazione iniziale, effettuata sulla base dei criteri diagnostici, dei sintomi fisici riferiti e della diagnosi differenziale, è di prioritaria importanza nella definizione del giusto trattamento del disturbo.
Appurata la presenza del disturbo d’ansia e di attacchi di panico, il comune denominatore è dato dal fatto che i suoi sintomi di manifestazione, che per molto tempo hanno destato la preoccupazione del paziente, in verità non rappresentano il problema reale. Essi, infatti, costituiscono una conseguenza del problema: ne va curata la causa, ovvero i pensieri messi in atto dal paziente in maniera disfunzionale e distorta rispetto alla realtà. Sono esclusivamente tali pensieri, e non la situazione episodica concreta, a provocare i succitati sintomi fisici. È il pensiero disfunzionale dell’individuo, preoccupato rispetto al fatto di poter essere vittima di una crisi di panico in un determino luogo ritenuto pericoloso o in una prestabilita circostanza, a far scaturire l’attivazione fisico-somatica delle varie manifestazioni sintomatiche.
Bisogna intervenire, dunque, sui pensieri: la strategia di cura corretta è offerta dalla terapia cognitivo-comportamentale, la quale insegna le tecniche di riconoscimento, di cambiamento e di ristrutturazione dei pensieri disfunzionali, che finalmente consentiranno al paziente di riprendere in mano la propria vita con rinnovato ottimismo e spirito positivo.

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